Il banana bread light che volevi…

Standard

E ci voleva un fermo obbligato per ritrovare il tempo di curare il mio blog! Chi legge solo adesso deve sapere che questo blog nasce nella primavera 2014, poco dopo la mia laurea dei 43 anni. Il periodo di studio, come spesso accade, era stato un correre continuo tra Lagonegro e Napoli, dalla segreteria universitaria agli studi tecnici degli amici per usare autocad, dalle nottate passate in casa di altri amici che curavano l’edit della mia tesi perché sembrasse un’enciclopedia, all’esaurimento psicologico causato da qualche sfuggente relatore… insomma il tutto era logorante, i vestiti sempre più larghi, e grazie alla mia cara amica Valentina, che oltre a realizzare e stampare le mie tavole spesso mi invitava anche a cena, iniziai a riorganizzare la mia dieta. Al tempo non ero ancora vegana, ma non mangiavo carne da 17 anni e il ritmo serrato mi portava a mangiare male e di corsa, così iniziai a far scandire le mie giornate di studi da super estratti di frutta e verdura; non mancava mai una mega insalatona prima di pranzo e prima di cena e tolsi via tutti i formaggi. Mangiavo ancora il povero pesce, ma di lì a poco avrei tolto anche lui dalla mia tavola. Insomma, grazie al fatto di nutrirmi bene arrivai al giorno della discussione della tesi che pesavo 53 chili, ma con la mente super lucida e affatto stanca! Da lì in poi, a trasformare la mia dieta in una salutista completamente vegetale, il passo fu molto breve, e per mesi mi dedicai a sperimentare ricette crudiste. Spinta da altri amici aprii il mio blog, il resto è storia, qui dentro.

Ieri avevo voglia di banana bread ed essendo costretta a casa in smart working da un mese e mezzo, lontana dalla mia collega Stefania che prepara dei muffin banana bread vegani favolosi, ho cercato e mescolato qualche ricetta del web, tirandone fuori una mia. Eccola a voi:

250 gr di farina (io ho usato quella integrale)

120 gr di zucchero mascobado

30 gr di cacao amaro in polvere

2- 3 banane molto mature (se grandi ne bastano 2)

1 pizzico di sale

1 pizzico di vaniglia

Mezza bustina di cremor tartaro

la punta di un cucchiaino di bicarbonato di sodio

30 ml di olio di semi di girasole

100 ml di latte vegetale

1 goccio di Rhum (circa 1 cucchiaio)

1 pugno di noci e gocce di cioccolato fondente per decorare

Mescolate gli ingredienti secchi, escluso il cacao, e tenete da parte.

Accendete il forno a 170 gradi e lasciate che vada a temperatura. In una ciotola frullate le banane schiacciate, con il latte e l’olio e aggiungete il mix liquido alle polveri mescolando con un cucchiaio. A questo punto aggiungete il rhum, ma potete anche ometterlo, serve solo a dare profumo e a facilitare la lievitazione. Dividete l’impasto in due parti uguali, in una incorporate delicatamente il cacao. Per favorire l’operazione potete scioglierlo prima con un po’ di acqua tiepida, giusto da renderlo cremoso poiché in forma di polvere può essere difficile da amalgamare.

Foderate uno stampo da plume cake con della carta forno e versate i due impasti alternandoli. Poi con uno stecchino da spiedini, facendo attenzione a non rompere sotto la carta forno, tracciate dei segni in profondità per tutta la lunghezza dello stampo, in modo da ottenere un effetto marmorizzato.

Cospargete la superficie con noci e gocce di cioccolata fondente (facoltativi) e infornate. Cuocete per 40-50 minuti facendo la prova stecchino, se uscirà asciutto potete sfornare!

Lasciate raffreddare bene bene prima di tagliarlo, meglio se una notte intera.

Voilà un banana bread quasi senza grassi , ma energetico e digeribile.

P.S. se volete potete farlo semplice, tutto bianco, senza aggiungere cacao, e se devono mangiarlo i bimbi meglio aggiungere 1 cucchiaio di aceto di mele al posto del Rhum, serve comunque per attivare il bicarbonato e non rilascia gusto acetico.

Ottima giornata🌸

Banana bread versione bianca senza rhum

Aperto, voilà! Soffice e profumato di banana!

Torta fiesta più 

Standard

Benvenuto ottobre con la tua seconda primavera e bentrovati a voi che è un po’ che non pubblicavo ricette! Ma come sapete sono stata impegnata a fare la cuoca veg presso un ristorante “per tutti” e pian piano mi rimetterò in pari con le ricette qui sul blog.

A breve terrò un corso di cucina senza glutine, io che con il glutine ho in effetti poca affinità avendo uno dei due alleli del DNA responsabili dell’intolleranza al glutine. Avendone solo uno non sono celiaca ma mi hanno sempre detto di non abusare di glutine e di fare periodi senza per non stressare i miei simpatici villi 😃.

La ricetta di oggi è in effetti una torta senza glutine, farcita con due strati, che ricorda la fiesta ma non è alcolica ed è molto più leggera e buona perché senza colesterolo, senza derivati del latte e fa molto comfort food ❤️

Ingredienti:

200 gr di farina finissima  di riso

130 gr di zucchero integrale di canna mascobado

60gr di cacao amaro

1 cucchiaino di cremor tartaro (lievito per dolci)

1 pizzico di bicarbonato

450 ml di latte vegetale

40 ml di olio di girasole deodorato

1 pizzico di sale

Gocce di cioccolato fondente del tipo senza glutine
Per la farcitura:

200 gr di tofu

Qualche goccia di essenza di arancio dolce

Sciroppo di agave

1 barattolo di dulce de leche autoprodotto

Miscelate le polveri tra di sè setacciando il cacao se necessario e poi aggiungete il latte vegetale emulsionato bene con l’olio (io uso il latte di mandorla autoprodotto ma va bene qualsiasi latte vegetale), sbattete in modo da ottenere un impasto bello liscio e gonfio.
Foderate una tortiera antiaderente con della carta forno e versatevi dentro l’impasto. Cospargete la superficie con le gocce di cioccolato.

Infornate a 160° per 45′. Controllate la cottura con lo stecchino, l’interno deve essere morbido e non troppo asciutto.

Sfornate e lasciate raffreddare almeno 12 ore, meglio di più che di meno.

Il giorno dopo con molta delicatezza tagliate la torta a metà in orizzontale per farcirla all’interno.

Frullate il tofu con qualche goccia di latte vegetale e dello sciroppo di agave, quantità circa 50 ml, che sia dolce come piace a voi insomma, e aggiungete 5/6 gocce di essenza di arancio dolce oppure la buccia grattugiata di un’arancia bio, in questo caso vi verrà una crema di colore aranciato, l’importante è che sia una crema morbida, senza grumi.

Versate la crema sulla metà della torta, in abbondanza, e versatevi sopra del dulce de leche (trovate la ricetta qui) che se dovesse essere tropp denso lo potete scaldare un po’ a bagnomaria e poi versarlo. Coprite con l’altra metà e se siete proprio dei golosoni potete ricoprire il tutto con della ganache al cioccolato (ricetta sempre qui) altrimenti vi assicuro che è già goduriosa così.

L’impasto senza glutine, ottenuto solo con farina di riso e non con mix di farine piene di additivi, avrà prodotto una torta molto soffice che non vi farà rimpiangere le altre torte al cioccolato! Io l’ho servita con dei grani di sali che avevo portato dall’ Islanda e che contrastano con il dolce del caramello. Buona fiesta!

Ciambelline Astrid

Standard

La ricetta di questa ciambellina friabile e saporita giunge a me attraverso Giulia, compagna di Shiatsu, non vegana ma bravissima a cucinare vegano. Io l’ho modificata un po’ e l’ho dedicata a una persona molto speciale, che mi ha voluto bene dal primo momento e che mi dà sempre degli abbracci unici al mondo!
Questo biscotto si fa partendo da un cilindretto di impasto, quello che in ceramica si chiama colombino o cercine, e poi si uniscono le due estremità a creare una ciambellina, proprio come in un abbraccio ❤️

Ho sostituito la farina 00 della ricetta di Giulia con quella di tipo 2, riservandone una parte di grano saraceno, perché così acquistano un gusto più rustico e sono più friabili.
Ottimo con il the, poco dolci, e quel poco di zucchero di canna integrale che hanno li rende piacevoli a tutti i palati, anche quelli onni 😉

Ingredienti;
750 gr di farina (600 di tipo 2 e 150 di grano saraceno)
1 pizzico di sale
150 gr zucchero canna mascobado
250 ml olio di semi girasole bio, deodorato
250 ml di vino bianco secco
anice a piacere (io ne metto 3 cucchiai)
Zucchero di canna e un pizzico di vaniglia raw per la copertura.

Inserire tutti gli ingredienti nell’impastatrice, a velocità 2 e impastare finche il composto non appare liscio e compatto, morbido ma non appiccicoso. Mettere l’impasto su una spianatoia, fare una palla e tagliarne dei pezzi.
Con le mani formare dei colombini di diametro a piacere, io li preferisco di 1,5 cm e che poi unirete alle estremità per dare la forma a ciambellina.
Intingere il biscotto da un solo lato nello zucchero di canna e infornare per circa 15 minuti a 180 gradi in forno ventilato, precedentemente portato a temperatura, finché non diventano dorati.
Attenzione: come tutte le ricette di questo blog, anche questi danno dipendenza, non riuscirete a mangiarne meno di tre! 😊 buonissimi! Brava Giulia 🙏

I duri dal cuore tenero

Standard

Un biscottino veloce veloce adatto per una colazione energetica o per accompagnare un the davanti al caminetto nei giorni invernali che verranno.

Ingredienti:

180 gr farina di grano khorasan
20 gr farina di canapa (o di grano saraceno)
120 gr zucchero di canna integrale
1 cucchiaino di vaniglia raw
80 gr cioccolato fondente a pezzetti (io uso quello fondente Companera equo e solidale)
100 gr di mandorle sgusciate bio
40 gr olio di sesamo
Pepe rosa macinato
120 gr latte vegetale
1/2 cucchiaino di cremor tartaro (lievito per dolci bio)
50 gr di nocciole divise a metà

Frullare le mandorle, senza rimuovere la pellicina, sino a trasformarle in una crema morbida, aiutandosi con 1 cucchiaio dell’olio previsto in ricetta.
Quando è pronto aggiungerlo in una ciotola a tutti gli altri ingredienti, escluso il latte che verserete a filo idratando l’impasto.
Risulterà un impasto un po’ appiccicoso.
Formate dei mucchietti sulla carta da forno, aiutandovi con le dita inumidite se necessario, e spolverate con il pepe rosa macinato.
Infornare a 180° per 10 min, o finché non saranno dorati.
Lasciate raffreddare, saranno morbidi dentro e croccanti fuori.

Qui ho usato le gocce di cioccolato fondente della Perugina, per i miei gusti troppo dolci, e poiché il mio amico vegano Giuseppe mi ha fatto assaggiare la meravigliosa cioccolata fondente del commercio equo e solidale “companera”, ho deciso di usarla per i prossimi che farò.

Varianti: Potete aggiunger la buccia grattugiata di un’arancia bio e renderli più profumati e simili ai cookies inglesi, oppure dello zenzero fresco grattugiato e della cannella per farli più speziati e adatti al Natale ☺️

N.B. Se sostituite il grano Khorasan con la farina di riso vi verranno ancora più croccanti e completamente gluten free! 😉

Morbido sofà

Standard

Oggi voglio sapere chi di voi ha mai assaggiato le soffici e morbide brioche napoletane? Chi lo ha fatto le ricorda certamente con affetto e nostalgia.. Bene, grazie alla pagina fb di “La pasta madre” ho trovato la ricetta del Butcheln e quando l’ho provato a fare con le opportune modifiche, il risultato ottenuto non è stato diverso dalle amate brioche napoletane. Così ho fatto ricerche ed ho scoperto che il mitico pasticcere napoletano Scaturchio, andato soldato nella grande guerra, se ne tornò sano e salvo con una bella mogliettina di Salisburgo e portò a Napoli nuove ricette austriache, tra cui quella del Butcheln, che ribattezzò Danubio in onore della moglie. Dunque le mie papille gustative non si erano sbagliate 🙂
Eccovi qui gli ingredienti del Butcheln o Danubio o brioche napoletana, Vegan ovviamente, provare per credere!

180 gr licoli (pasta madre liquida) rinfrescato la sera prima
1 cucchiaino di malto
450 gr farina 0 del tipo per dolci
50 gr amido di mais
l’equivalente in gel di lino di 2 uova
2 cucchiai di olio di semi di girasole
Buccia di un limone bio grattugiato
Buccia di un’arancia bio grattugiata
Mezzo cucchiaino di vaniglia raw
50 gr latte di soia + 100 di acqua
120 gr zucchero di canna mascobado
1 pizzico di sale

Innanzitutto, per fare l’ uovo di lino si procede così:

Fate bollire 50 gr di semi di lino in 700 ml di acqua per 30 min circa.
Filtrate subito attraverso un colino di metallo a maglie strette, sporzionate in pirottini di alluminio il gel ottenuto, mettendone 3 cucchiai per ciascheduno, che corrispondono a un uovo, e congelateli se non dovete usarli. La consistenza è quella della chiara dell’uovo.
Per dovere di giustizia e copyright, ci tengo a dire che chi ha messo a punto questo metodo è Miyoko Schinner.

Procedimento per il morbido sofà :

Mettete il licoli in una ciotola, aggiungete acqua + latte di soia e il cucchiaino di malto (di orzo, o di riso, vanno bene entrambi), due cucchiai di farina, girate bene e lasciatelo riposare un’ora.
Dopo che si saranno formate un po’ di bollicine, aggiungete tutti gli altri ingredienti.
Impastate fino a quando non si formerà un panetto liscio e morbido che metterete a lievitare al calduccio, ben coperto, fino a raddoppio (6 ore se è caldo, altrimenti di più).

Dopo il raddoppio lavorate la pasta per qualche minuto con le mani, a formare un filone da cui ricaverete 15 pezzi.
Ogni pallina la appiattite a formare un disco. Al centro di ogni disco mettete una cucchiaiata di crema della volpe o se a voi piace, della marmellata fatta in casa, o anche niente. Chiudete il fagottino formando una palla, e con delicatezza disponeteli su una teglia rotonda rivestita con carta forno, facendo attenzione che la chiusura del fagottino sia verso il basso. Disponete le pallette in cerchio, lasciando circa 5 mm tra una e l’altra, perché non si schiaccino troppo nella lievitazione, ve ne occorreranno circa 15 per una teglia di 26 cm.

Potete anche non riempire le palline, in questo caso dovrete pirlarle bene prima di metterle a crescere.

Mettete il dolce a lievitare fino a raddoppio delle palline (io accendo il forno a 100 gradi, lo spengo appena è tiepido e ci metto dentro la teglia coperta).
Dopo circa 3 ore (dipende sempre dalla temperatura esterna), spennellate con latte di soia e infornate a 180 gradi per 30 minuti. La superficie deve risultare dorata, o meglio, color terra di Siena bruciata 🙂
Appena sfornato, quando è ancora caldo, spennellate la superficie con sciroppo di acqua e zucchero integrale. Non omettete questa fase! Serve per rendere le brioche morbide.
Se vi piace, una volta freddo, potete spolverizzare con zucchero a velo, di canna ovviamente.
Voilà! Grazie Scaturchio innamorato ❤

IMG_1911-0.JPG

IMG_1962-1.JPG

IMG_1961.JPG

IMG_0373

Crema della volpe

Standard

La storia d’amore tra me e il piccolo principe dura da mille anni, e ricordo ancora che quando venni a conoscenza che qui sulla terra esisteva una crema alla nocciola che portava il suo nome, la volpe che è in me corse a comprarla, e io ne divenni dipendente senza rimedio di salvezza!
Ecco, in questa sera di ottobre che sembra inizio estate, coi grilli fuori che cantano, voglio dedicare questa delizia spalmabile proprio a lui, che mi guarda dal suo B612 e mi dice “tupermesaraiunicaalmondo”.

(Nutella vegan)

Ingredienti per un barattolino da circa 400 ml:

180 gr di nocciole intere tostate
2 cucchiai pieni di cacao raw (o di quello amaro equo e solidale)
125 gr di zucchero di canna mascobado
1 cucchiaio di olio di semi di girasole
100 gr di latte di soia o di riso o di avena
1 punta di cucchiaino di vaniglia raw

Potete anche prendere nocciole sgusciate non tostate, però prima di usarle dovete passarle in un pentolino sul fornello basso, in modo da tostarle leggermente. Dovrete avere cura di non bruciarle altrimenti la crema risulterà amara.
Frullate le nocciole, a più riprese se il vostro mixer è piccolino, finché non otterrete una crema. Aggiungete quindi l’olio e frullate qualche secondo.
Unite lo zucchero di canna e il cacao, frullate ancora per amalgamare il tutto, e alla fine mettete il latte vegetale, continuando qualche altro secondo con il mixer, fino ad ottenere un composto morbido e vellutato. Se la crema vi sembra troppo densa, aggiungete un altro goccio di latte di soia.
Importante: se non usate il cacao raw, diminuite lo zucchero a 90-100gr.

Adesso assaggiatela, chiudete gli occhi e assaporatene la cremosità, il sapore vero di nocciola, i granelli di zucchero mascobado che scrocchiano sotto i denti.. sono certa che, come me, vi chiederete: “ma perché non l’ho fatta prima?! Altro che nutella!”
Attenzione: mangiata con il cucchiaino dà dipendenza certa! 🙂

E’ la crema ideale per farcire i butcheln, per le brioches della colazione, per la merenda dei vostri bimbi e per tirarsi un po’ su nei rarissimi momenti di malinconia 🙂
L’avete fatta voi, con ingredienti genuini, senza proteine animali e soprattutto senza olio di palma!
Si conserva in frigo per 3-4 giorni, sempre che riusciate a farne avanzare!

N.B. Se la volete più salutista ed evitare il cacao, sostituitelo con la polvere di carruba che trovate nei negozi bio, ma attenzione, essendo molto dolce, dovrete variare le dosi di zucchero. Appena proverò trascriverò qui la quantità.
P.S. Una volta mi son scordata di aggiungere l’olio di girasole, è venuta morbida e cremosa lo stesso, quindi se volete potete ometterlo 😉

Variante messa a punto il 10/04/2016, crema della volpe alla mandorla e limone:

Sostituite le nocciole con la stessa quantità di mandorle con pellicina facendole prima tostare un po’ in padella. Versate le mandorle nel mixer e frullate a più riprese fino ad ottenere una crema, aiutandovi con olio di mandorle anziché di girasole. Proseguite nell’esecuzione della ricetta aggiungendo un cucchiaino di buccia di limone bio polverizzata anziché. Cacao amaro, mandorle e limone un accostamento desueto quanto delizioso. Provare per credere! 

Cauzuni dolci

Standard

I cauzuni dolci, sono un antico dolce lucano, fatto con ingredienti semplici e genuini come i ceci. Oggi ho provato a farli sostituendo la farina della ricetta con quella di grano saraceno + farina di riso, ma il risultato è stato un po’ troppo croccante, seppure delizioso.
Mi interesso di cucina da quando avevo 14 anni, ho passato anni in cui non cucinavo più, adesso, con la cucina vegana, ho riscoperto questo piacere, e la voglia di rispolverare antiche ricette.

Trascrivo qui la ricetta tradizionale, leggermente modificata dalla sottoscritta, ma ho postato la foto dei miei cauzuni con farina di grano saraceno. Inoltre io li ho cotti in forno, ma la versione originale, quella fritta, è decisamente più saporita (foto in basso).

Ingredienti:
Per la sfoglia:
400 gr di farina
3 cucchiai di olio di semi di girasole bio
1 pizzico di sale dell’Himalaya
Acqua caldissima q.b.

Per il ripieno:
400 gr. di ceci cotti passati
1 cucchiaio di cacao amaro
50 gr di uvetta precedentemente ammollata
la scorza grattugiata di mezzo limone
2 cucchiai di zucchero integrale Mascobado o di cocco
1 pizzico di cannella
1 pizzico di sale dell’Himalaya

Mettere 250 gr di ceci secchi a mollo la sera prima con un pezzetto di alga kombu.
Il mattino dopo sciacquarli, rimuovere l’alga, e metterli a cuocere nella pentola a pressione.
Impastare la farina con l’olio e l’acqua calda fino ad ottenere una pasta morbida ed elastica e far riposare.
Passare i ceci con il passaverdure in modo da eliminare le bucce. Da 250 gr di ceci crudi si otterranno circa 400 gr di ceci passati.
Aggiungere il cacao e gli altri ingredienti alla purea di ceci e amalgamate bene.

Tirate la sfoglia con il matterello, che sia abbastanza sottile, ma non un velo. Con un bicchiere tagliate dei dischi e riempiteli con un cucchiaino colmo di ripieno; sovrapponete con un altro disco e chiudeteli bene con i rebbi della forchetta.
Friggete in abbondante e caldo olio di semi di girasole.
Cospargeteli con zucchero a velo, ottenuto passando lo zucchero integrale di canna nel macina spezie, e gustateli freddi (ma anche caldi mentre li cuocete sono buonissssimi! 🙂 )
Sono un dolce tipico natalizio, ma a noi piace farli in qualsiasi stagione! O no? 🙂

Recentemente ho provato a fare la sfoglia utilizzando tre tipi di farina:
250 gr di farina 0 (io uso la carosella)
150 gr di farina di riso
50 gr di farina integrale di grano saraceno
In questo modo ho ottenuto una sfoglia più croccante, grazie al riso, dal sapore più rustico, conferitole dal grano saraceno, e devo dire che piace a tutti molto di più!

Varianti: ne esiste una versione più famosa, chiamati castagnacci in cui la purea di ceci è sostituita da castagne cotte e passate.

IMG_2235.JPG

La genestrata

Standard

Un piatto antico, da un ricettario del 1524, quello del cuoco Camuria a servizio di nobili del castello di Lagonegro. Il nome viene dal suo colore giallo, simile a quello della ginestra in fiore, di cui i dintorni di Lagonegro si riempiono in Maggio.
Un piatto naturalmente vegano, che non ha bisogno di essere rivisitato. In questa ricetta ho soltanto sostituito i datteri con i fichi secchi perché ne ero rimasta sprovvista, ma vi assicuro che gli ingredienti sono gli originali!
Il libro porta il titolo “Il Rinascimento a Tavola tra Splendori e Sapori”, le ricette inedite del cuoco Camuria (1524) interpretate e riproposte da Salvatore Pezzella, edizioni Gruppo Novelli.

Lo zenzero, ai tempi del Camuria era chiamato cincivaro, e anche gengiovo, lo zucchero delle sue ricette è sempre zucchero di canna e certamente non sbagliamo a pensare che fosse grezzo e integrale.

Ingredienti: dose per 8 persone

1 litro + 250 ml di latte di mandorle autoprodotto
1 pizzico di sale dell’ Himalaya
100 gr circa di farina di riso bio
8 cucchiai di zucchero di canna integrale
4 datteri Medjoul o 3 fichi secchi precedentemente ammollati
1 cucchiaio di pinoli
5 cm di radice di zenzero fresco pelata
1 cucchiaino di zenzero in polvere
1 bustina di zafferano o 1 cucchiaio di curcuma
1 cucchiaio Cannella

Preparare una farinata con 1 di latte di mandorle e circa 100 gr di farina. Scaldare il latte, aggiungere lo zafferano e il pizzico di sale, e versare la farina a pioggia, mescolando bene. Dal momento dell’ebollizione abbassare la fiamma e far cuocere per 10 minuti. Non deve essere molto densa perché dopo cuocerà ancora. Se la farinata vi viene grumosa, passatela al setaccio e mettetela in una pentola a riposare.
Tagliate a pezzetti i datteri, precedentemente ammollati, aggiungete il cucchiaio di pinoli e lo zenzero fresco grattugiato.
Trasferite il tutto in un pentolino, aggiungete 2 cucchiai di zucchero Mascobado, un cucchiaio di cannella e il cucchiaino di zenzero in polvere. Fate cuocere per qualche minuto in modo che i sapori si fondino tra di sè e diventi morbido come una composta di frutta.

Versate l’impasto di frutta secca nella pentola della farinata, aggiungete i 6 cucchiai di zucchero integrale, accendete il fuoco tenendolo molto basso, e iniziate a rimestare il tutto. Lentamente, durante la cottura, aggiungete i restanti 250 ml di latte di riso e lo zafferano. Cuocete come se fosse una polenta finché non inizia a bollire, e da quel momento cuocete ancora per circa 15 min. Deve risultare una crema da mangiare al cucchiaio.

Fate intiepidire la Genestrata e versatela in delle scodelline mono porzione. Spolverate con un po’ di cannella, con delle bacche di pepe rosa macinate (io le adoro intere) e servite. E’ buona anche fredda.

Adattissima ai malati (i fichi secchi, usati al posto dei datteri, sono espettoranti e nutrienti, il latte di mandorla contiene sali minerali ricostituenti, lo zenzero è un potente antibatterico e antivirale..) e la consiglio ai miei amici universitari, per nutrirsi e nutrire il loro cervello nei periodi di studio forsennato.

Camuria dice che è una minestra “che poté magnar la quadragesima”, ossia in Quaresima, noi invece ce la mangiamo come dessert o per una merenda sostanziosa.

In effetti, durante la Quaresima, essendo periodo di privazioni, anche alimentari, questa doveva essere un’ottimo rimedio per tenere su i signori nobili, i quali tanto amavano piccioni e capponi, e di cui per quaranta giorni dovevano fare a meno. Essi forse non sapevano che con la rinuncia alla carne grazie alla Quaresima, si depuravano dalle tossine e allontanavano da sé il rischio di gotta, malattia molto diffusa tra i nobili del Rinascimento.

Varianti: come già accennato, questa volta ho usato i fichi secchi anziché i datteri, e per evitare il fastidioso insinuarsi dei loro semini tra i denti, ho passato al setaccio la farinata solo alla fine.
Ovviamente ciò lo potete fare se avete tritato fichi, pinoli e zenzero al mixer molto finemente, ma ricordatevi che la ricetta originaria prevede che la frutta secca resti a pezzi piccoli, il che conferirà certamente un gusto diverso e più rustico al nostro potagio.

Una curiosità: non vi stupite se dopo averla mangiata vi farà l’effetto “digestivo” 🙂

Oggi 20/12/2014 ho provato a fare metà dose e senza zucchero. Ho usato 6 datteri mazafati freschi, provenienti dall’Iran e comprati on line da Coop Date..
Che dire? Fantastica!!!! Adatta anche a chi non può mangiare zuccheri di nessuna derivazione. Qui c’è solo quello dei datteri!
Ah, ho usato zafferano naturale bio in pistilli.. Che ve lo dico a fa’?!

Gelato noci e fichi

Standard

Chi ha detto che il gelato deve essere a base di latte e panna sennò non sa di niente? Ricordatevi inoltre che quelli che comprate anche nelle gelaterie artigianali, di naturale hanno latte e frutta, ma partono tutti da basi già pronte, elaborati in pasta o in polvere che oltre ad aromatizzare servono a “farlo stare su”. Per non parlare dello zucchero raffinato che contengono!
Allora facciamocelo in casa, usando ingredienti genuini, crudi, e solo zucchero di canna integrale.
Questa ricetta, a differenza dell’altra raw a base di banane congelate, utilizza la gelatiera, ma oggi costano veramente poco, alcune hanno più funzioni, e con una piccola spesa potrete addirittura avere yogurt e gelato homemade.

Ingredienti:

250 ml di latte di mandorla autoprodotto
250 ml di panna di soia autoprodotta
1/2 cucchiaino di vaniglia raw
4 cucchiai di zucchero di cocco o mascobado
4 Fichi secchi precedentemente ammollati in acqua tiepida
Una manciata di noci sgusciate

Per preparare il latte di mandorle guardate qui.
Per la panna di soia invece trovate qui la ricetta.
Mescolate panna, latte di mandorle, vaniglia e zucchero in una ciotola e intanto mettete in funzione la gelatiera. Versate il liquido nella gelatiera e attendete che inizi a solidificarsi. Con la mia ci vogliono circa 15 minuti, ma dovete valutare con i tempi della vostra. Quando appunto il gelato inizia a formarsi, versarvi i fichi tagliati a pezzettini e le noci un po’ sbriciolate.
Dopo circa altri 15 minuti il gelato sarà pronto e potete servirlo in coppette guarnendo con gherigli di noci, cereali soffiati bio, o topping di sciroppo di agave.
Un’avvertenza, essendo a base completamente vegetale e non contenendo paste chimiche, nè proteine animali, tenderà a sciogliersi quasi subito, quindi vi conviene prepararlo al momento.

Naturalmente potete creare il vostro gusto preferito aggiungendo, alla base di latte di mandorla e panna di soia, frutta fresca ridotta in purea, o cacao, oppure la frutta secca che più gradite. Insomma date spazio alla fantasia e mangiatevi un gelato veramente sano (attenzione a non esagerare! 🙂 ).

IMG_1604.JPG

Clafoutis mandorlato

Standard

Il clafoutis: dolce al cucchiaio buonissimo sia tiepido che freddo, ma detto tra noi, quell’odore di uovo che aveva.. mi ha sempre disturbato.
Oggi ho provato a farlo vegan, e devo dire che non è venuto niente male!

Ingredienti: per una terrina di 20 cm di lunghezza, adatta x 2 persone

200 gr di ciliegie
250 ml di latte di mandorle
2 cucchiai di farina di mandorle
1 cucchiaio di farina di riso
1/2 cucchiaino di vaniglia raw
2 cucchiai di zucchero integrale di canna
1 cucchiaio di zucchero mascobado per caramellare la superficie
Granella o sfoglie di mandorla
1 pizzico di sale dell’Himalaya

Mescolate le due farine insieme.
Sbattete un po’ il latte di mandorla con la vaniglia, lo zucchero e il pizzico di sale, e aggiungetelo alla farina di riso piano piano, girando con una frusta e facendo amalgamare bene. Lasciate riposare l’impasto 15 min.
Intanto accendete il forno a 180 gradi e snocciolate le ciliegie.
Ungete con un po’ di olio di semi di girasole una pirofila piccola e disponetevi le mezze ciliegie in modo che non si veda nemmeno uno spazio vuoto. Rimestate il composto e versatelo delicatamente sulle ciliegie, affogandole bene, perché durante la cottura si ritirerà.
A metà cottura, quando il latte si sarà un po’ addensato, cospargete la superficie con zucchero mascobado e le sfoglie di mandorla.
Fate cuocere per circa 45 minuti.
Mangiato tiepido è molto buono, freddo è un ottimo dessert estivo.

È un clafoutis delicatissimo e dolce a cui dovrete resistere con la forza! 🙂

Brownies alla cannabis energetica

Standard

La cannabis sativa è una pianta meravigliosa che fornisce all’essere umano fibre tessili, carta, combustibile, e soprattutto proteine nobili per la sua alimentazione. Inoltre vi ricordo che la farina di canapa non contiene glutine, ha pochissimi carboidrati, ed è ricca di omega 3 e omega 6. Insomma, meglio del pesce, che lasciamo nuotare felicemente in acqua.

L’Italia è stata a lungo il secondo produttore mondiale, prima che la Marijuana Tax Act del 1937 la mettesse al bando negli USA, e di conseguenza, nel resto del mondo.
Dal 2002 in Italia è stata consentita la coltivazione industriale di canapa, purché certificata e con contenuto trascurabile di THC.
La farina biologica che ho utilizzato in questa ricetta è ovviamente estratta da canapa di questa varietà e conferisce ai miei brownies un gradevole sapore di noci con retrogusto e profumo inebriante di cannabis. Provare per credere!

Ingredienti per una teglia di 20 cm per lato:

250 ml di latte di riso autoprodotto
1 cucchiaino di vaniglia raw
1 cucchiaino di Maca
1 cucchiaino di sale dell’Himalaya
50 gr di farina di ceci
100 gr di okara di riso integrale (potete sostituire con 50 gr di farina di riso)
100 gr di farina di canapa bio
100 gr di zucchero mascobado
90 gr di olio di cocco (sostituibile con 100 gr di olio di semi di girasole)
50 grammi di cacao amaro
semi di canapa decorticati
cacao nibs q.b.
1 cucchiaio raso di polvere lievitante biologica
7/9 datteri denocciolati e tagliati a pezzetti

Tra gli ingredienti trovate l’okara di riso che è il residuo del latte di riso integrale che mi auto produco, ma se utilizzate latte di riso comprato, potrete sostituire l’okara con 50 gr di farina di riso.
Non vi consiglio di sostituire il latte di riso con quello di soia, perché quest’ultimo tende a rendere gommosi i dolci cotti.
La maca è un super cibo da usare in piccole quantità, che ho voluto inserire nella ricetta per rendere i miei brownies più energetici, e perché no, anche afrodisiaci.
Il cacao amaro che consiglio sempre di usare è quello del commercio equo e solidale, lo trovo più saporito e profumato di quello del supermercato.

Fate sciogliere a bagnomaria l’olio di cocco, oppure potete metterlo al sole se è estate, l’olio di cocco infatti solidifica ad una temperatura inferiore ai 24 gradi, e se in casa vostra state belli freschi lo troverete sicuramente in forma solida. Se non avete in casa l’olio di cocco, potete sostituirlo con quello di semi di girasole: il vostro dolce avrà un sapore meno esotico ma verrà ugualmente morbido.

Mescolate insieme tutti gli ingredienti (escluso i datteri, i nibs di cacao e i semi di canapa) e sbattete con le fruste. I datteri, fatti a pezzettini con delle forbici da cucina, li aggiungerete alla fine.

Versate in una teglia antiaderente (io uso sempre uno stampo a cuore in silicone che è diventato il mio preferito), cospargete con i semi di canapa che doneranno una piacevole croccantezza e sapore di nocciola, e aggiungete qualche cacao nibs qua e là.
Fate cuocere a 180 gradi per 25-30 minuti, sarà pronto quando la superficie avrà un aspetto asciutto e un po’ crepato.
Lasciate raffreddare bene il dolce nella teglia e poi tagliatelo a quadrati.
Se avrete rispettato le dosi otterrete dei brownies di 3 cm di altezza, l’ideale per un morso senza sensi di colpa.
Potete conservarli qualche giorno in un recipiente a chiusura ermetica perché non si asciughino, sempre che ve ne restino!

Variante: se utilizzerete il latte di mandorla anziché quello di riso, otterrete dei brownies più nutrienti e più soffici.
Potrete servirli accompagnati da un bicchiere di latte di mandorla o di canapa (meglio sempre se autoprodotto 😉 )

Note:
Attenzione, quando inizierete a mangiarli non riuscirete a fermarvi più!

.. felice inebriamento dei sensi..!

20140727-132254-48174529.jpg