Babà Rustico napoletano

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La ricetta mi è stata passata dal mio amico Giuseppe, che avendo una meravigliosa moglie napoletana, durante il primo corso di shiatsu soleva deliziarci con questo rustico completamente veganizzato. Lui lo fa con pomodori secchi, capperi, sott’olii vari e olive, ma io avendo ricevuto per il mio corso di cucina vegetale i saporiti salumi vegani di Vegan Delicious e il gondino formaggioso di Pangea food, più li guardavo e più pensavo al rustico… così eccovi la ricetta di Giuseppe modificata per l’occasione!

INGREDIENTI:

• 500 g farina 0 bio (- quella usata per fare il lievitino)

• 70 ml olio di semi di girasole deodorato

• 2 cucchiai di amido di mais

• 2 cucchiaini di lievito di birra del tipo in granuli essiccato disciolti in 1/2 bicchiere di latte di soia tiepido (uso quello coop che e senza zucchero e a basso contenuto di sodio) + 1 cucchiaino di malto d’orzo

• 350 ml di latte di soia (- quello usato per fare il lievitino)

1 cucchiaino di curcuma

• 20 gr sale integrale macinato

• Pepe (poco)

PER IL RIPIENO:

• Olive verdi (le mie erano bio e le aveva fatte mamma in salamoia)

Salumi veg (io ho usato il nogluty al pistacchio di Vegandelicious)

Formaggi veg (usato gondino al pepe di Pangea Food e un tipo di formaggio di quelli che fondono)
PROCEDIMENTO:

Preparare un lievitino con il lievito disciolto in acqua e malto e un po’ di farina 0. Fare una pallina e mettere a lievitare al calduccio, anche al sole se è una bella giornata come quella di oggi, per una mezz’oretta. Quando il lievitino sarà raddoppiato e toccandolo con un dito lo vedrete bello aerato, mettetelo nell’impastatrice insieme alla farina, la curcuma, il pepe, l’olio e metà dose di latte. Iniziate a impastare e aggiungete lentamente il latte rimasto impastando per dieci minuti buoni. Quando l’impasto inizierà a incordare aggiungete il sale e portatelo a incordatura perfetta, tale da risultare elastico quando viene allungato. A questo punto si possono aggiungere i cubetti di salume e di formaggio veg, mescolando a mano con un mestolo per non far spezzare i salumi, il Gondino grattugiato, e le olive a pezzetti private del nocciolo.

Versate l’impasto in una teglia da ciambellone oleata ed infarinata dandogli con le mani la forma a ciambella perché l’impasto sarà compatto e non appiccicoso. Far lievitare al calduccio sino al raddoppio. Spennellare la superficie con latte di soia e infornare a 180° C a forno ben caldo per circa 30 minuti.

Una volta dorato è pronto, estrarre dal forno e spennellare ancora con il latte di soia così si manterrà morbido.

P.S. Potete aggiungere erbe aromatiche o altri ingredienti nel ripieno, il rustico è sempre buono bello ricco!

Crocchette di lupino

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Il lupino: “la carne dei vegani”…

Premetto che sul web ne esistono mille mila versioni di burger e polpette di lupini, non in ultimo quella deliziosa assaggiata a casa della mia amica Gaia questo fine anno, e dunque questa è solo la mia versione di un secondo proteico e gustoso, ovviamente realizzato senza crudeltà💚

È una ricetta con zero grassi, una piccola parte di carboidrati, zero sale aggiunto, e riscaldante, grazie allo zenzero, direi adattissima a chi fa sport o per chi vuole seguire un regime ipocalorico e nutriente.

È importante prima di prepararle tenere a bagno i lupini per almeno 24 ore, onde eliminare i fitati che in quanto legumi essi contengono.

Ingredienti (per circa 13 crocchette):

380 gr di lupini (1 confezione del supermercato)

2 patate medie (circa 150 gr in tutto)

Curcuma

Zenzero fresco

Erbe di Provenza

Gondino grattugiato (formaggio vegan  della pangea food) o, in assenza, 2 cucchiai di lievito alimentare in scaglie 

Lessate le patate con la buccia e intanto sbucciate i lupini.

Frullate i lupini con 1 goccio di acqua tiepida in modo da ottenere un composto appena morbido ma non liquido.

Sbucciate le patate e passatele allo schiacciapatate. Unite il composto di lupini alle patate e aggiungete curcuma, un po’ di zenzero fresco grattugiato al momento, erbe provenzali (le trovate al supermercato, è il mix adatto per insaporire i lupini) e un po’ di Gondino stagionato grattugiato. Mescolate il tutto in modo che i sapori si amalgamino tra di sè. Non ho aggiunto sale perché trovo che i lupini siano già saporiti.

Scaldate il forno a 200 gradi e intanto preparate delle crocchette dandogli la forma con le mani. Disponetele in una teglia antiaderente e infornatele per circa 20 minuti, girandole a metà cottura. Se le volete più saporite, ma anche più caloriche, cospargetele con un filo di olio evo prima di infornarle.

Io le ho servite con insalatini di zenzero che aiutano a digerire il lupino per alcuni un po’ indigesto, e un cucchiaio di mayovegan della quale potete anche fare a meno perché sono gustosissime di suo. Naturalmente fate precedere il piatto da una bella e grande insalata verde fresca che prepara gli enzimi del nostro stomaco alla digestione 😉

Buon appetito e… Buon allenamento! 💪🏽

Carbonara segreta 

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Noto che in questi giorni sul web siamo stati in molti a pubblicare ricette di carbonara veg. Mi chiedo cosa possa aver scatenato in noi il desiderio di questo piatto, forse il bel giallo caldo che ci ricorda l’estate che abbiamo intravisto e che ci ha scaldato cuore e anima? O forse che siamo tutti connessi sulla stessa lunghezza d’onda?😉
La mia nasce due sere fa dopo una lunga telefonata con una persona che pratica la legge di attrazione e ne conosce bene modalità e risultati. Lui parlava e le sue parole vibravano dentro di me espandendosi nei miei organi e infondendo loro fiducia. Credo che avrei potuto continuare ad ascoltarlo per ore..

A fine telefonata avevo la fame di un lupo che avesse corso per ore nel bosco, e poiché la sera stessa mi avevano omaggiato di un campione di pasta al mais senza glutine, ho deciso di farmi un piatto leggero ma nutriente.
Ingredienti per la carbonara:

Tofu affumicato

Panna di riso

Curcuma

Mix di spezie indiane

Olive nere essiccate
Mentre la pasta cuoceva ho preparato il sughetto in cinque minuti: ho versato la panna di riso in una padella antiaderente, aggiunto curcuma e spezie indiane, io uso un mix per ceci che compro al negozio multietnico ma qualsiasi masala mix va bene, e ho fatto rapprendere un po’. Ho tagliato il tofu a fettine e poi a striscette e l’ho aggiunto in padella. Dopo un po’ ho aggiunto anche una manciata di olive nere essiccate preparate dalla mia mamma e buonissimissime!

Al momento che la pasta è cotta restando bella al dente, l’ho tirata su con una schiumarola e l’ho saltata nel padellino con il sughetto, facendola rivestire dalla deliziosa cremina.

Mi sono servita subito cospargendo la superficie di finocchietto selvatico e parmigiano veg e mi sono leccata anche i baffi, gialli 😃

Goffredo, la prossima volta la mangiamo insieme qui nella casa torre. Grazie 🙏🏻

Frittelle indiane con salsa jap

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Un bel cavolfiore bio cotto pochi minuti in cestello di bambù e diventato tenero come il burro. A me le verdure piacciono al dente e dunque che farci? Delle meravigliose frittelle!

Ingredienti:

1 cavolfiore piccolo

50 gr farina di ceci 

Acqua

Curcuma

Pepe

Spezie masala mix

Olio evo 

Per la salsa jap:

4 cucchiaini di Tahina

1/2 cucchiaino di purea di umeboshi 

Procedimento:

Preparate una pastella con una parte di farina di ceci e due di acqua, un cucchiaino di curcuma, una macinata di pepe e un pizzico di sale marino. Sbattere bene e far riposare almeno mezz’ora. Nel frattempo schiacciate il cavolfiore con una forchetta e tenete da parte. Unire il cavolfiore schiacciato alla pastella, aggiungere un po’ di masala mix o altre spezie indiane a piacere, regolare di sale.
In una padella versatedue dita di olio evo e quando è caldo adagiatevi dei cucchiai di pastella. Far dorare bene da entrambe le parti, devono avere una bella crosticina croccante, e mettete a sgocciolare su della carta assorbente. 

In una ciotolina mescolare 4 cucchiaini di tahine con mezzo di patè di umeboshi. L’umeboshi renderà il fritto più digeribile.

Servite le frittelle indiane calde con la salsa jap e dell’insalata fresca. Io le ho accompagnate con del succo di mela freddo. 

Capresine in bianco (cuori di kore al limone)

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Da tempo volevo preparare una caprese in bianco, sostituendo il cacao con il limone, e grazie alla richiesta del mio capo che non ama il cacao, nonché della mia collega restauratrice, mi sono finalmente decisa.

Oltre la farina di mandorla, l’ingrediente fondamentale è la buccia di limone grattugiata con la super grattugia, di quelle che lasciano la zeist intera, senza ridurla in pappa, così gli oli essenziali si sprigionano in cottura con il calore.

La caprese è il mio dolce preferito, anche in versione al limone, e poi, senza burro né uova, è certamente più salutare anche per tutti 😉 ed è anche senza glutine!

Provatela, attendo il vostro parere! 
Ingredienti: dose per 12 cuori

100 gr di olio di semi di girasole bio deodorato

280 gr di farina di mandorle (oppure 180 gr di scarto di mandorle da latte di mandorla, o di riso da latte di riso, +100 gr di farina di mandorle)

350 ml di latte di riso o di mandorle

80 gr di farina di riso per addensare

100 gr di zucchero mascobado 

1 cucchiaino di vaniglia pura raw

zeist di 2 limoni bio piccoli o 1 grande

1 pizzico di sale dell’Himalaya

1 spolverata di curcuma
Questa è una ricetta in cui si riutilizzano gli scarti del latte di mandorla e di riso che avete appena fatto. Se non li avete, va benissimo la farina di mandorle per una quantità di 280 grammi.
Io metto gli ingredienti tutti insieme, eccetto la farina di riso, che aggiungo lentamente per dosare la quantità; dovete ottenere un impasto non troppo liquido. Se volete un sapore di limone più deciso potete aggiungere un bicchierino di limoncello fatto in casa.

Sbatto tutto con la frusta, a mano, poi travaso l’impasto in uno stampo di silicone a cuori, e per questa quantità me ne vengono 12 ma potete usare qualsiasi stampo, basta che ricordiate che la caprese è un dolce basso, deve essere non più di 3 cm di altezza, meglio 2.

Per la cottura, nel fornetto bastano 25 min a 170 gradi, un po’ di più se mettete l’impasto in un’unica teglia. Non alzate la temperatura altrimenti l’olio contenuto friggerà e non otterrete la vostra caprese.
A cottura ultimata i cuori avranno una crosticina croccante fuori ma saranno morbidissimi dentro.

Servite fredde, spolverizzate di zucchero a velo (ottenuto da zucchero di canna macinato), fettine di limone essiccato ed erba cedrina, accompagnandole con un bicchiere di latte di mandorla fresco fatto in casa.

  

Budini di riso

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Stamani sono stata ispirata da una ricetta di Creando si impara, e su invito di una ragazza del gruppo ho provato a veganizzarla.
Ecco il risultato:
Dose per circa 30 tortine
Ingredienti:

300 gr di riso carnaroli (io ho usato quello buonissimo senza pesticidi, nè acaricidi della Piana di Sibari)
1 Lit latte di soia (o di mandorle)
1 pizzico di sale dell’Himalaya
La buccia di un limone bio grattugiata
2 cucchiai di farina di riso
150 gr di zucchero di canna
La punta di un cucchiaino di vaniglia raw
1 cucchiaino di curcuma per dare colore
80 gr di uvetta secca bio o meglio ancora di mirtilli rossi secchi
100 gr di panna di cocco (si può anche omettere)
Scaglie di mandorle e granella di pistacchi per guarnire.

Lavate bene il riso, scolatelo e mettetelo a cuocere sul fornello piccolo, al minimo, con il latte di soia, la buccia di limone grattugiata, e un pizzico di sale. Girate spesso perché tenderà ad attaccarsi.
A 2/3 della cottura aggiungete i due cucchiai di farina di riso a pioggia, la curcuma, lo zucchero e la vaniglia raw e girate bene. Sarà cotto quando tutto il latte di soia si sarà assorbito.

Lasciate intiepidire e nel frattempo montate la panna di cocco che preleverete delicatamente dal vostro barattolino dopo averlo tenuto una notte in frigor.

Aggiungete all’impasto l’uvetta precedentemente ammollata e la panna di cocco montata. Quest’ultima serve a conferire la parte grassa al nostro budino, se lo vogliamo più light possiamo anche ometterla.

Versate l’impasto negli stampini o in uno stampo unico. Spolverate con granella di pistacchio e scaglie di mandorle. Cuocete a 170 gradi per circa 25 min se sono le tortine, 35 min se è uno stampo più grande; la superficie dovrà essere dorata.

Questo tipo di riso, consigliatomi dal mio caro Alberto, tiene benissimo la cottura assorbendo perfettamente i liquidi: il risultato è un chicco cotto, ben definito e di conseguenza un budino non colloso! Una meraviglia delicata e nutriente.

Servite tiepido o freddo, cosparso di zucchero di canna passato nel trita spezie e reso impalpabile.

Grazie Nadia! ❤️

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Bucatini di canapa arancioviola

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Con il mio fantastico Erasmo, macchina per fare la pasta moooolto vintage, faccio dei bucatini di canapa fantastici! Questa volta ho voluto creare una armonia di colori sfruttando il verde naturale della farina di canapa, la zucca, e il cavolfiore viola. Arancio e viola sono due colori complementari: affiancandoli otterrò il massimo contrasto e la massima vibrazione cromatica 😃

Ingredienti per la pasta:

Erasmo (fondamentale!)
150 gr farina canapa
350 gr semola di grano duro Senatore Cappelli
Un pizzico di sale dell’Himalaya
Acqua q.b.

Ingredienti per il sugo:

Pomodori secchi bio
Zucca
Nepitella
Pinoli
un pizzico di sale dell’Himalaya
Olio EVO
Curcuma
Peperoncino di Diamante
Parmigiano fruttariano

Preparare l’impasto da trafilare con Erasmo, io ho scelto il formato bucatini.
Cuocere il cavolfiore viola al vapore, il quale diventerà di un viola più scuro.
Cuocere la zucca sbucciata e a pezzi in forno, con un po’ di acqua , finché non è morbida.
Mettere in ammollo i pomodori secchi.
Frullare la zucca con i pomodori secchi strizzati, aggiungere un pizzico di nepitella, e se necessario anche un pizzico di sale.

Tostare leggermente i pinoli in una padella e farli saltare con il cavolfiore.

Scolare la pasta al dente e condirla con la purea di zucca. Adagiarvi sopra un cucchiaio di cavolfiore e una spolverata di curcuma, oppure del parmigiano fruttariano
Aggiungere qualche rotellina di peperoncino fresco se lo gradite.

Il piatto è un trionfo di colori autunnali, scalda lo stomaco e anche il cuore ❤️ buon appetito!

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Ravioli di ricotta di mandorle

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Un bel raviolo con la pettola (sfoglia intorno al ripieno) bella grande era quello che desideravo da tempo.
Avevo comprato la semola bio integrale di grano Senatore Cappelli ed ho voluto provarci, ovviamente con la mia ricotta di mandorle.

Ingredienti:

Per i ravioli:
200 gr semola integrale macinata a pietra Senatore Cappelli
Acqua q.b.
Un pizzico sale dell’Himalaya
Nepitella (o erba nepeta)
200 gr ricotta di mandorle

Per il condimento:
Panna di soia autoprodotta
Curcuma
Granella di noci

Mescolare la farina con l’acqua e lavorare il tutto con le mani fino ad ottenere un impasto morbido e liscio. Farne una palla, avvolgerla nella pellicola e lasciarla riposare almeno 10 minuti, meglio anche 1 ora.

Tirare la sfoglia aggiungendovi la nepitella, facendola entrare bene nella sfoglia, e con l’aiuto di un cucchiaio disporvi sopra 4 cumuli di ricotta, piegare la sfoglia a formare i ravioli avendo cura di lasciare una bella quantità di sfoglia intorno al ripieno, schiacciare bene i bordi con i rebbi di una forchetta e tagliarli.
Ripetere per gli altri 4 ravioli.

Preparare la panna di soia come descritto qui e colorarla con un po’ di curcuma.

Cuocere i ravioli in abbondante acqua salata, scolarli uno alla volta per non rovinarli e impiattarli. Conditeli con un cucchiaio di panna alla curcuma per ciascun raviolo, e una spolverata di granella di noci appena tostata.
Nella foto io ho aggiunto anche una crema di broccoli aromatizzata al limone, ma era troppo forte, copriva la delicatezza della ricotta.
Spolverate con della polvere di peperone dolce di Senise e gustateveli!

Oggi, 03/03/2015, ho provato a servirli con una riduzione al cocco, ottenuta addensando in un pentolino del latte di cocco con farina di riso e aromatizzando il tutto con la mia adorata curcuma!
Ottimo! Il dolce del cocco si sente appena e dona al piatto un tocco esotico.

Aggiornamento del 04/10/2015: ho fatto due tipi di sfoglia con semola rimacinata senatore Cappelli: una con nepitella e una con barbabietola essiccata. Quest’ultima ha conferito un colore rosa fantastico! Ho tagliato i ravioli sovrapponendo le due sfoglie, così era double-face ☺️. Ho condito con purè di zucca e zucca a dadini, cipolla di Tropea caramellata con acqua, aceto di mele e zucchero di canna, e ho aggiunto una nota di croccante con le sfoglie di mandorla tostata. Timo fresco a guarnire. Eccezionali!!!

   
   
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La genestrata

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Un piatto antico, da un ricettario del 1524, quello del cuoco Camuria a servizio di nobili del castello di Lagonegro. Il nome viene dal suo colore giallo, simile a quello della ginestra in fiore, di cui i dintorni di Lagonegro si riempiono in Maggio.
Un piatto naturalmente vegano, che non ha bisogno di essere rivisitato. In questa ricetta ho soltanto sostituito i datteri con i fichi secchi perché ne ero rimasta sprovvista, ma vi assicuro che gli ingredienti sono gli originali!
Il libro porta il titolo “Il Rinascimento a Tavola tra Splendori e Sapori”, le ricette inedite del cuoco Camuria (1524) interpretate e riproposte da Salvatore Pezzella, edizioni Gruppo Novelli.

Lo zenzero, ai tempi del Camuria era chiamato cincivaro, e anche gengiovo, lo zucchero delle sue ricette è sempre zucchero di canna e certamente non sbagliamo a pensare che fosse grezzo e integrale.

Ingredienti: dose per 8 persone

1 litro + 250 ml di latte di mandorle autoprodotto
1 pizzico di sale dell’ Himalaya
100 gr circa di farina di riso bio
8 cucchiai di zucchero di canna integrale
4 datteri Medjoul o 3 fichi secchi precedentemente ammollati
1 cucchiaio di pinoli
5 cm di radice di zenzero fresco pelata
1 cucchiaino di zenzero in polvere
1 bustina di zafferano o 1 cucchiaio di curcuma
1 cucchiaio Cannella

Preparare una farinata con 1 di latte di mandorle e circa 100 gr di farina. Scaldare il latte, aggiungere lo zafferano e il pizzico di sale, e versare la farina a pioggia, mescolando bene. Dal momento dell’ebollizione abbassare la fiamma e far cuocere per 10 minuti. Non deve essere molto densa perché dopo cuocerà ancora. Se la farinata vi viene grumosa, passatela al setaccio e mettetela in una pentola a riposare.
Tagliate a pezzetti i datteri, precedentemente ammollati, aggiungete il cucchiaio di pinoli e lo zenzero fresco grattugiato.
Trasferite il tutto in un pentolino, aggiungete 2 cucchiai di zucchero Mascobado, un cucchiaio di cannella e il cucchiaino di zenzero in polvere. Fate cuocere per qualche minuto in modo che i sapori si fondino tra di sè e diventi morbido come una composta di frutta.

Versate l’impasto di frutta secca nella pentola della farinata, aggiungete i 6 cucchiai di zucchero integrale, accendete il fuoco tenendolo molto basso, e iniziate a rimestare il tutto. Lentamente, durante la cottura, aggiungete i restanti 250 ml di latte di riso e lo zafferano. Cuocete come se fosse una polenta finché non inizia a bollire, e da quel momento cuocete ancora per circa 15 min. Deve risultare una crema da mangiare al cucchiaio.

Fate intiepidire la Genestrata e versatela in delle scodelline mono porzione. Spolverate con un po’ di cannella, con delle bacche di pepe rosa macinate (io le adoro intere) e servite. E’ buona anche fredda.

Adattissima ai malati (i fichi secchi, usati al posto dei datteri, sono espettoranti e nutrienti, il latte di mandorla contiene sali minerali ricostituenti, lo zenzero è un potente antibatterico e antivirale..) e la consiglio ai miei amici universitari, per nutrirsi e nutrire il loro cervello nei periodi di studio forsennato.

Camuria dice che è una minestra “che poté magnar la quadragesima”, ossia in Quaresima, noi invece ce la mangiamo come dessert o per una merenda sostanziosa.

In effetti, durante la Quaresima, essendo periodo di privazioni, anche alimentari, questa doveva essere un’ottimo rimedio per tenere su i signori nobili, i quali tanto amavano piccioni e capponi, e di cui per quaranta giorni dovevano fare a meno. Essi forse non sapevano che con la rinuncia alla carne grazie alla Quaresima, si depuravano dalle tossine e allontanavano da sé il rischio di gotta, malattia molto diffusa tra i nobili del Rinascimento.

Varianti: come già accennato, questa volta ho usato i fichi secchi anziché i datteri, e per evitare il fastidioso insinuarsi dei loro semini tra i denti, ho passato al setaccio la farinata solo alla fine.
Ovviamente ciò lo potete fare se avete tritato fichi, pinoli e zenzero al mixer molto finemente, ma ricordatevi che la ricetta originaria prevede che la frutta secca resti a pezzi piccoli, il che conferirà certamente un gusto diverso e più rustico al nostro potagio.

Una curiosità: non vi stupite se dopo averla mangiata vi farà l’effetto “digestivo” 🙂

Oggi 20/12/2014 ho provato a fare metà dose e senza zucchero. Ho usato 6 datteri mazafati freschi, provenienti dall’Iran e comprati on line da Coop Date..
Che dire? Fantastica!!!! Adatta anche a chi non può mangiare zuccheri di nessuna derivazione. Qui c’è solo quello dei datteri!
Ah, ho usato zafferano naturale bio in pistilli.. Che ve lo dico a fa’?!

Polpette ispirate

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Ricetta per tutti gli amanti delle polpette e del riciclo!
P.S. Gaia, so già che amerai molto questa nuova ricetta di polpette al forno 😉
La mia trae ispirazione da quella degli amici di Povero Vegano ed è il modo migliore per riciclare l’okara di soia che vi è avanzato dal vostro latte di soia home made, e i residui dei vostri succhi di verdure.
Sono polpette proteiche, in quanto contengono le proteine della soia, e sono economiche perché permettono di riciclare avanzi che altrimenti butteremmo!

Ingredienti:
100 gr di okara di soia
Residui di “centrifugato” di verdure misto (carota, sedano, spinaci, bieta..) q.b.
1 patata lessa
Menta
Timo
Basilico
Zenzero grattugiato
Buccia di limone grattugiata
3-4 cucchiai di farina di ceci
Pepe
Spezie
Sale dell’ Himalaya
Curcuma q.b.
Olio evo

Salsa da pucciare:
Shoyu
Acqua
Zenzero grattugiato

Ho messo “centrifugato”, tra virgolette, perché io ho un estrattore di succo, non una centrifuga, da cui estraggo le mie bevande vegetali. La differenza rispetto alla centrifuga è che lavora ad un numero di giri molto basso (dai 60 agli 80 al minuto) in questo modo gli enzimi e le vitamine, che sono termolabili, non si bruciano e la vostra bevanda può trasmettervi tutti i benefici della verdura fresca intatta.

Mescolate insieme tutti gli ingredienti, esclusi quelli della salsa che preparerete mentre le polpette sono in forno, aggiungendo i residui di verdure nella quantità che desiderate, un patata bollita e schiacciata per legare meglio il tutto, spezie di vostro gradimento, un po’ di curcuma per dare un bel colore giallo ocra alla polpetta, menta e basilico freschi spezzettati a mano, e farina di ceci nella quantità giusta a rendere modellabile l’impasto.

Formate delle piccole palline e disponetele su una teglia precedentemente ricoperta di carta forno. Versate un filo d’olio sulle polpette e infornate a 200 gradi per 20-30 min, ricordandovi di girarle a metà cottura.

Servitele tiepide con il vostro puccino di shoyu, acqua e zenzero in cui le tufferete prima di mangiarle, oppure accompagnatele con della mayovegan.
Il loro sapore sarà molto delicato e il puccino gli conferirà una sapore più deciso, oltre a renderle ancora più digeribili!

Fiori di zucca alle tre farine

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Oggi il mio amico Antonio mi ha regalato dei fiori di zucca, i primi della stagione per me! A causa del brutto tempo di questi giorni si erano un po’ sciupati e non potevo prepararli crudi, ho dovuto ripiegare sulla loro preparazione più comune, variandola un po’: ho aggiunto il colore giallo cadmio della curcuma e il profumo del basilico fresco.

Ingredienti:

Fiori di zucca
50 gr di Farina integrale bio
50 gr di Farina di mais fioretto bio
50 gr di Farina di riso integrale bio
Birra
Sale dell’Himalaya
1 cucchiaino di Curcuma
Pepe
Olio evo
Basilico fresco

Pulire bene i fiori, scuoterli e metterli da parte.
Preparare la pastella con le tre farine, un po’ di birra, un pizzico di sale, un cucchiaino di curcuma e un po’ di acqua. Mescolare e aggiungere il basilico, spezzettato con le mani, facendola riposare un po’.
Mettere in una padella un po’ di olio evo, giusto a coprire il fondo, e far scaldare.
Pastellare i fiori e metterli in padella.
Farli dorare da entrambe le parti e prima di servirli metterli a sgocciolare un po’ su carta assorbente, anche se di olio non ne avranno assorbito.
Servire caldi con sopra una macinata di pepe verde e una di sale dell’Himalaya, accompagnando sempre con una insalata verde fresca condita con limone.

Ops, dimenticavo, perché usare tre farine? Perché l’integrale è da sostituire alla bianca che ormai abbiamo imparato fa malissimo, quella di riso dà una croccantezza speciale, e quella di mais un sapore più gustoso.
Buona estate a tutti!