pane antico

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Questo è un pane con autolisi. Mia mamma il pane lo faceva cosi, anche se non ne conosceva il motivo scientifico, e le sue dosi erano tutte a occhio. L’autolisi è un procedimento che si fa mischiando la farina e l’acqua, per circa 30′, in modo grossolano, prima dell’impasto vero e proprio e conferisce al pane che andremmo a fare una mollica morbida e ben alveolata ed una crosta croccante.

La farina integrale assorbe più acqua rispetto ad una farina bianca normale, per cui ho dato al mio pane un’idratazione del 70%. Si presenterà quindi un impasto morbido, ma con le giuste pieghe vedrete non sarà così difficile gestirlo.

Mettiamoci a lavoro con:

700 gr di farina integrale di tipo 2 (oppure 600 tipo 0 Conte Marzotto e 100 senatore cappelli integrale)

490 gr di acqua

120 gr di lievito madre liquido rinfrescato

1 cucchiaino di malto

12 gr di sale

Prepariamo il nostro pane integrale con autolisi: mettiamo nella ciotola della planetaria, tutta la farina e l’acqua, mescoliamo con una forchetta in modo grossolano, copriamo e lasciamo riposare per 30′.

Passato questo tempo, lavoriamo con il gancio, aggiungiamo il lievito madre ed il malto ed impastiamo per circa 5′. Aggiungiamo il sale e continuiamo per altri 5′.

Si può fare anche senza planetaria, bisogna solo far incordare bene l’impasto, che poi impastare con le mani è così piacevole e anti stress!

Ribaltiamo la massa sull’asse infarinata e con il tarocco raccogliamo l’impasto portandolo al centro. lasciamo riposare per 10′ e ripetiamo l’operazione per altre due volte. Mettiamo a lievitare in una ciotola coperta per 6 ore circa.

Quando sarà raddoppiato, rimettiamolo sull’asse infarinata, sgonfiamolo un po’, rifacciamo un giro di pieghe per rinforzare la massa e lasciamo riposare per 20′ circa. Passiamo alla formatura della nostra pagnotta, sul web trovate tanti videotutorial che non possono essere spiegati a parole, oppure seguite semplicemente il vostro istinto, e ricorrete ai ricordi che avete della nonna indaffarata con le mani nella màdia…

Prepariamo un cestino, all’interno mettiamo un canovaccio pulito cosparso di abbondante semola e trasferiamoci il pane con la chiusura rivolta verso l’alto. Facciamo lievitare ancora per circa 2-3 ore.

Accendiamo il forno a 240°C, inseriamo una teglia da forno con un ciotolino in alluminio di acqua, aspettiamo che sia a temperatura e l’acqua sia evaporata, estraiamo la teglia con attenzione e ribaltiamoci il nostro pane integrale con autolisi, con un movimento deciso. Massaggiamo bene la superficie, pratichiamo dei tagli decisi con una lametta ed inforniamo. Dopo 10′, abbassiamo la temperatura del forno a 200°C per altri 45′. Gli ultimi 5′ con fessura.

Lasciamo raffreddare su una griglia, possibilmente inclinato.

Qualcuno meno esperto in panificazione si sarà chiesto cosa è il licoli (lievito madre liquido); vi riporto qui un trafiletto preso da un mio corso di panificazione che lo spiega in modo semplice:

“Che cosa significa licoli?

Il lievito in coltura liquida è il lievito madre ad alta idratazione. Solitamente la pasta madre classica ha un’idratazione del 50%, su 100 gr di farina che si usa per rinfrescare si aggiungono 50 gr di acqua. Il lievito liquido, invece, ha un’idratazione che arriva fino al 130% con rinfresco a base di farina Manitoba (in genere si usa questa perché più forte e sopporta meglio le lunghe lievitazioni,  e scegliamo una bio). 

Quello che accade in una coltura liquida, ma anche in quella solida, è tutta questione di lieviti presenti nell’impasto, i quali innescano il processo. I microrganismi che vivono nella pasta madre, sia liquida che solida, hanno due diversi metabolismi. In presenza di ossigeno (ambiente aerobico), le cellule si moltiplicano. In assenza di ossigeno (ambiente anaerobico) fermentano, scindendo gli zuccheri in anidride carbonica e alcool (se funghi) e anidride carbonica e acido lattico o acetico (se batteri lattici). Nel caso della pasta madre solida, nella prima fase i microrganismi si moltiplicano, fino a consumare tutto l’ossigeno, ed è a questo punto che inizia la fermentazione. Nel caso del licoli la presenza dell’ossigeno è molto più elevata e si avrà pertanto una maggiore moltiplicazione di batteri e funghi, mentre la fase di fermentazione avverrà più lentamente e in maniera più prolungata. Il licoli è pertanto molto attivo, anche se appena tirato fuori dal frigorifero.

E’ un lievito che si presenta cremoso come uno yogurt e schiumoso in superficie, inoltre è un lievito che non ha bisogno di continui rinfreschi, 1 volta al mese è sufficiente.

Il rinfresco è facile e veloce, basterà servirsi di una frusta, meglio se elettrica, e di un vaso di vetro piuttosto stretto.

La lievitazione è facilitata per l’elevata presenza di ossigeno nel nostro lievito. I lievitati sono soffici e leggeri.

Anche i tempi del rinfresco si riducono notevolmente, saranno sufficienti solo 5 minuti, più il tempo di lievitazione successivo. Il mio licoli è rinfrescato con farina manitoba bio del Molino Cicogni, al 100% di idratazione.”

Buon pane antico a tutti!

Tofu finto fritto

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Il tofu, questo cibo insapore per cui gli onnivori ci prendono in giro…e noi allora lo rendiamo saporito e divertente, così che lo mangeranno anche i bimbi, e certamente sarà più sano di una cotoletta vegan della grande distribuzione 😉

Finto fritto perché è fatto al forno, senza grassi, ed inoltre è senza glutine, quindi davvero adatto a tutti.

Per una buona riuscita, per ottenere cioè un cibo saporito, fondamentale è la marinatura, più sarà lunga e più sarà buono, e poi il tocco finale del mix liquido preso a prestito dalla macrobiotica, in cui pucciare il tofu dorato.

Ingredienti per la marinatura:

1 panetto di tofu di buona qualità;

3 cucchiai di salsa di soia

3 cucchiai di acqua

1 cucchiaino di olio evo

1 cucchiano di peperone affumicato in polvere (pimenton de la vera) o se non lo avete, paprika dolce.

1/2 cucchiaino di aglio in polvere

1 cucchiaino di sciroppo di acero o di agave

1 cucchiaio di lievito alimentare in scaglie

Ingredienti per la panatura:

Farina di riso

Latte vegetale senza zucchero o acqua q.b.

Farina di mais bramata

1 pizzico di sale

Spezie a piacere

Ingredienti per la “pucciatura”

Acqua

Salsa di soia

Zenzero fresco grattugiato

Preparare la marinatura mescolando bene.

Tagliare il tofu a cubetti e metterlo a marinare in un contenitore chiuso per qualche ora, meglio se per una notte avendo cura di agitare delicatamente il contenitore.

Fatta la marinatura il tofu avrà una superficie un po’ rosata, per via del peperone, non spaventatevi!

Accendete il forno a 200 gradi e andiamo a preparare il nostro liquido in cui pucciare il tofu mischiando uguale quantità di acqua e salsa di soia e una bella grattugiata di zenzero fresco.

Scolate il tofu e conservate il liquido della marinatura. Aggiungere al liquido 3/4 cucchiai di farina di riso, due cucchiai di latte vegetale, o di acqua se la volete più light, in modo da ottenere una pastella densa, aggiungete spezie in polvere a piacere, io ho messo il cumino, e se necessario aggiungete un pizzico di sale. Importante è che sia una pastella densa. In una ciotola mettete la farina di mais.

Passate il tofu nella pastella e poi nella farina di mais e adagiatelo in una teglia antiaderente.

Versate un filo d’olio evo sui cubetti e infornate per 10 minuti. Dopo tale tempo girate i cubetti e fate cuocere altri 10 minuti.

Togliete dal forno e servite con il liquido in cui intingere il tofu messo in una ciotolina, accompagnando con verdure fresche di stagione.

Crêpes per forza

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Crêpes salate a base di farina di legumi, io oggi le ho fatte di piselli ma potete farle di farina di ceci, di lenticchie… La farina di piselli è molto proteica, 25 gr di proteine per 100 gr, 60 gr di carboidrati e 26 gr di fibre, adatta agli sportivi. Quella di lupino ha ben 39 gr di proteine e 20 gr di carboidrati, ma il suo sapore leggermente amaro potrebbe non piacervi, tutto sta nel provare!

Le ho farcite con funghi misti saltati in padella e un goccio di panna vegetale che potete tranquillamente omettere per farle più light, non solo, potete farcirle di spinaci, di formaggio veg, spalmarle di paté di funghi, di carciofi…! Sono un’ottima base per farle come più vi aggrada. Sono molto gustose e piacciono anche ai bimbi. Sono gluten free e ideali per restare in forma.

P.S. Non dovrei dirlo, ma essendo la base neutra, potete utilizzarla anche per crêpes dolci…😋

Andiamo con:

100 gr di farina di piselli (o altro legume)

Acqua q.b.

Pizzico di sale

Pizzico di pepe

Mezzo cucchiaino di curcuma

170 gr di funghi misti surgelati

1 cucchiaino d’olio

1 spicchio di aglio schiacciato

Preparate l’impasto qualche ora prima così la farina di legumi rigonfierà meglio e verrano più buone. La quantità di acqua è quella necessaria ad avere la consistenza di una crêpes, più consistente di un uovo sbattuto, per intendersi. L’acqua la aggiungete gradatamente usando una frusta e aggiungendo un pizzico di sale.

Lasciate riposare e preparate il ripieno.

Fate cuocere i funghi in una base di acqua+olio con lo spicchiò di aglio, che rimuoverete a fine cottura,e un pizzico di sale. Aggiungete la panna vegetale se vi piace e spegnete il fuoco.

Fate scaldare un padellino antiaderente, versate un mestolo di impasto, fate cuocere da un lato coprendo con un coperchio (così si gonfia) e giratelo. Vi verranno circa 4 omelettes in un padellino di 18 cm.

Farcite l’omelette e servite. Io ho decorato con germogli di alfa-alfa e pomodorini freschi.

Bon appétit!

Focaccia dei ricordi

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A mia mamma piaceva tanto fare la pizza in teglia, alta e soffice dentro, ma croccante sotto e mi ricordo che aspettavo la domenica sera come si aspetta Natale! Mia mamma era brava a fare tutto con le mani, dall’uncinetto al ricamo, il lavoro a maglia, le tagliatelle fatte in casa…tutto era frutto della sua esperienza, glielo aveva insegnato sua nonna Chiara e lei era diventata un’ottima cuoca e vera donna di casa.

Io non ho ereditato tutta la sua pazienza, l’uncinetto e il ricamo dopo un po’ mi annoiano, lei invece entrava in meditazione e poteva durare ore e ore, anche negli ultimi anni, quando la vista si era molto abbassata. E insomma, la pizza in teglia era la sua passione, e le abbiamo sempre dato grande soddisfazione in casa! Questa è la ricetta a memoria della focaccia pugliese; lei ovviamente faceva tutto a occhio, io da precisina del cavolo ho provato a dosarla. Il risultato mi ha soddisfatto e quindi a voi:

500 gr di farina (io ho usato 250 gr di integrale e 250 gr di semola rimacinata integrale varietà TUMMINA)

2 gr di lievito di birra secco

300 ml di acqua

1 cucchiaino di sale fino

2 patate lesse (circa 150 gr cotte e sbucciate)

1 cucchiaio di olio evo più qualche goccia per ungersi le mani durante le pieghe

In una ciotola schiacciate le patate con una forchetta e aggiungete la farina. Sciogliete il lievito secco in un po’ di acqua tiepida e versatelo sulla farina aggiungendo l’acqua a t.a. lentamente, rimestando con un cucchiaio di legno. Fare inglobare tutta l’acqua alla farina. Aggiungete il sale e il cucchiaio di olio.

Coprite l’impasto con un canovaccio e fate riposare 10-15 min.

Riprendete l’impasto e fate un giro di pieghe in ciotola ungendevi le mani con l’olio. Le pieghe servono a rinforzare l’impasto. Coprite e lasciate riposare altri 15 min.

Fate un altro giro di pieghe in ciotola e se siete davvero sperimentatori versate l’impasto su di un piano infarinato e fate un giro di pieghe a portafoglio. Date una forma rotondeggiante all’impasto accarezzandolo e rimettetelo nella ciotola. Coprite con pellicola e mettete in frigorifero 12 ore. State tranquilli che il vostro impasto, tenuto a bassa temperatura, rallenterà la lievitazione, ma la farà ugualmente, secondo un processo che si chiama maturazione.

Tirate fuori l’impasto dal frigorifero e lasciatelo a t.a. almeno 30 min. Cospargete di semola una teglia di ferro, va bene anche di quelle antiaderenti, e versatevi sopra il vostro impasto. Delicatamente, stendetelo dal centro verso gli angoli senza strappare l’impasto, con pazienza, assecondandolo se sembra non voler seguite le vostre dita, vedrete che pian piano lo convincerete. Non premete troppo, la farina sotto non deve spostarsi altrimenti la focaccia si attaccherà.

A questo punto se il vostro sogno è quello di condirla con pomodorini, preparateli in una ciotola tagliandoli in due e condendoli con olio evo, sale e origano. Girateli un po’ in ciotola e uno ad uno adagiateli delicatamente sulla focaccia. Io ho aggiunto anche olive e capperi dissalati.

Coprite la teglia fasciandoli con pellicola e riponete al calduccio 3-4 ore, finché l’impasto non sarà raddoppiato inglobando parzialmente i pomodorini.

Condite con un giro d’olio evo o con il sugo rimasto dall’aver condito i pomodorini, e infornate a forno ben caldo che avrete preriscaldato a 250 gradi.

Inserite la teglia sul fondo del forno, abbassate a 220 gradi e fare cuocere 10 min, in modo che diventi croccante sotto, poi spostate la teglia in alto e fate dorare altri 10 min circa.

Una volta dorata sarà pronta, fate solo raffreddare un po’.

Tenete conto che più la teglia sarà piccola e più verrà alta. La mia teglia era 40×40 cm e la focaccia è venuta alta circa 1,5-2 cm.

Le patate fanno sì che si mantenga morbida per giorni, se vi resta!

Se siete intolleranti a ldb e volete una ricetta con lievito madre, e senza patate, cliccate qui, leggera come una piuma:

https://backtomyraw.wordpress.com/2014/10/17/pizza-ama-con-mozzavella-al-pepe-rosa/

Focaccia appena stesa, prima della seconda lievitazione

Focaccia dopo la seconda lievitazione

Focaccia pronta!

P.S. Prima di infornarla ho aggiunto una spolverata di maggiorana che amo tantissimo.

Alla prossima, e fatemi sapere come vi è venuta! 😉

Crocchette di quinoa 

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Un piatto digeribile, molto adatto a sportivi e bambini e assolutamente gluten free!

La quinoa è uno pseudocereale adatto anche ai celiaci che contiene tutti gli amminoacidi essenziali di cui il nostro corpo ha bisogno. Contiene sia proteine che carboidrati in misura equilibrata, è fonte di folati e vitamine del gruppo B. 100 gr di quinoa apportano 368 kcalorie e 100 grammi vi assicuro che è davvero tanta una volta cotta. Una porzione giusta per pasto è di 50-70 gr.

Ingredienti per 6 crocchette:

50 gr di quinoa di qualsiasi colore la preferiate, la rossa  è più ricca di antociani

1 cucchiaio (15 gr) di farina di ceci 

un pizzico di sale integrale

erbette aromatiche e spezie a piacere 

Volendo si possono aggiungere pomodori, zucchine, pomodori secchi, olive…

1 cucchiaino (5gr) di olio evo

farina di mais fioretto per impanare (circa 20 gr)

20 gr (1 fetta preconfezionata) di Formaggio veg fondente Violife

Procedimento:
Sciacquare bene il cereale in un colino a maglie fitte e mettere a cuocere in un pentolino con acqua in proporzioni 1:3 e un pizzico di sale grezzo marino senza rimestare mai. Se la preparate la sera prima le crocchette verranno meglio perché si sarà riposata e compattata. Quando tutta l’acqua si sarà assorbita in cottura, la quinoa sarà cotta.

Ungete una teglia da fornetto con olio evo e cospargerla di pangrattato o farina di mais. Se le volete più leggere usate carta forno nella teglia senza aggiungere olio.

Aggiungete alla quinoa la farina di ceci, le erbette aromatiche e le spezie a piacere. Impastate con le mani in modo da renderla compattabile. Aggiungete il formaggio veg tagliato a dadini piccoli (io uso il  Violife al momento che fila come una sottiletta), aggiustate di sale e iniziate a formare delle polpettine rotonde schiacciandole al centro.

 Passate le crocchette nella farina di mais e adagiatele nella teglia, versatevi sopra un filo di olio evo, pochissimo per chi le vuole davvero light!

Cuocete nel fornetto preriscaldato a 175 gradi per circa 30 minuti, rigirandole a metà cottura. Saranno pronte quando dorate.

Accompagnatele con una bella insalata verde e con della mayovegan, se scegliete quella alla spirulina avrete un piatto da veri sportivi equilibrato in proteine e vitamine e con pochi carboidrati.

Buon appetito!

Crocchette di lupino

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Il lupino: “la carne dei vegani”…

Premetto che sul web ne esistono mille mila versioni di burger e polpette di lupini, non in ultimo quella deliziosa assaggiata a casa della mia amica Gaia questo fine anno, e dunque questa è solo la mia versione di un secondo proteico e gustoso, ovviamente realizzato senza crudeltà💚

È una ricetta con zero grassi, una piccola parte di carboidrati, zero sale aggiunto, e riscaldante, grazie allo zenzero, direi adattissima a chi fa sport o per chi vuole seguire un regime ipocalorico e nutriente.

È importante prima di prepararle tenere a bagno i lupini per almeno 24 ore, onde eliminare i fitati che in quanto legumi essi contengono.

Ingredienti (per circa 13 crocchette):

380 gr di lupini (1 confezione del supermercato)

2 patate medie (circa 150 gr in tutto)

Curcuma

Zenzero fresco

Erbe di Provenza

Gondino grattugiato (formaggio vegan  della pangea food) o, in assenza, 2 cucchiai di lievito alimentare in scaglie 

Lessate le patate con la buccia e intanto sbucciate i lupini.

Frullate i lupini con 1 goccio di acqua tiepida in modo da ottenere un composto appena morbido ma non liquido.

Sbucciate le patate e passatele allo schiacciapatate. Unite il composto di lupini alle patate e aggiungete curcuma, un po’ di zenzero fresco grattugiato al momento, erbe provenzali (le trovate al supermercato, è il mix adatto per insaporire i lupini) e un po’ di Gondino stagionato grattugiato. Mescolate il tutto in modo che i sapori si amalgamino tra di sè. Non ho aggiunto sale perché trovo che i lupini siano già saporiti.

Scaldate il forno a 200 gradi e intanto preparate delle crocchette dandogli la forma con le mani. Disponetele in una teglia antiaderente e infornatele per circa 20 minuti, girandole a metà cottura. Se le volete più saporite, ma anche più caloriche, cospargetele con un filo di olio evo prima di infornarle.

Io le ho servite con insalatini di zenzero che aiutano a digerire il lupino per alcuni un po’ indigesto, e un cucchiaio di mayovegan della quale potete anche fare a meno perché sono gustosissime di suo. Naturalmente fate precedere il piatto da una bella e grande insalata verde fresca che prepara gli enzimi del nostro stomaco alla digestione 😉

Buon appetito e… Buon allenamento! 💪🏽

Frittatine di amaranto alle erbe aromatiche 

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L’amaranto, cereale proteico, digeribile e gluten free. A qualcuno non piace il suo sapore terroso e quello scrocchiare sotto i denti, ma usato come ripieno per le zucchine avrete un piatto unico e completo, oppure potete preparare delle frittatine da cuocere in forno, una squisitezza che anche i bimbi apprezzeranno.

Ingredienti x circa 18 frittatine:
3/4 di tazza di amaranto

2 cucchiai di farina di ceci

2 zucchine fresche tagliate a pezzettini

Sale integrale 

Pepe macinato al momento

Nepitella

Santoreggia 

Origano 

o altre erbette a piacere 

Olio evo

Pan grattato o farina di mais
Sciacquare bene il cereale in un colino a maglie fitte e mettere a cuocere in un pentolino con acqua in proporzioni 1:3 e un pizzico di sale grezzo marino senza rimestare mai.

Intanto ungete una teglia da fornetto con olio evo e cospargerla di pangrattato o farina di mais e tagliate le zucchine a dadini piccoli e sottili. Se lo volete più light niente olio ma carta da forno bagnata e strizzata, però verranno meno saporite.

Quando tutta l’acqua si sarà assorbita, l’amaranto sarà cotto.

Fatelo raffreddare che tenderà a rapprendersi e versatelo in una ciotola dove aggiungerete 2 cucchiai di farina di ceci, le zucchine e le erbette aromatiche. La consistenza dovrà essere morbida-liquida, da essere sporzionato a cucchiaiate. Aggiungete all’impasto anche 1 cucchiaio di olio evo. Aggiustate di sale e pepe.

Con un cucchiaio versate il composto nella teglia a formare piccole frittatine. Può darsi che in cottura si uniranno, ma non preoccupatevi.
Cuocete nel fornetto preriscaldato a 175 gradi per circa 15-20 minuti. Saranno pronte quando avranno formato una crosticina dorata e croccante intorno ciascuna frittatine. Per cuocerne 18 ho fatto due infornate.

Mangiatele calde accompagnate da insalatina fresca di campo.

E..fatemi sapere se avete cambiato idea sull’amaranto! 😉

Gattò di ceci 

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Ingredienti

150 gr di ceci 

Erbette aromatiche

Sale integrale q.b.

Curcuma

Paprika affumicata

2 cucchiai (30 gr) olio evo

Farina di mais fioretto “Ki” q.b.

80 gr (4 fette preconfezionate) formaggio veg filante “Violife”

2 cucchiai (30 gr) di nocciole tritate

PROCEDIMENTO:

Mettete in ammollo per almeno 12 ore 150 gr di ceci secchi. Cambiate l’acqua 2-3 volte, l’ultima volta aggiungete un pezzetto di alga kombu per renderli più digeribili.

Mettete i ceci in una pentola a pressione con acqua pari a 3 volte il loro volume e da quando fischia fate bollire 20 min. Spegnete il fornello e lasciateli lì dentro a continuare la cottura da soli per almeno un pomeriggio.

Scolate i ceci, conservate l’acqua di cottura per fare meringhe o soufflé.

Frullate i ceci e metteteli a riposare in frigo per una notte.

Il giorno dopo tirateli fuori dal frigo e, come per i cordon bleu di cicerchie, dividete l’impasto in due parti.

Una parte conditela con sale alle spezie e timo, volendo potete aggiungere una spolverata di curcuma, e l’altra metà invece conditela con un po’ di sale e della paprika affumicata di cui io vado matta perché rende gustoso ogni piatto, sopratutto quelli di legumi.

A questo punto se volete un gattò molto soffice e cremoso aggiungete qualche cucchiaio di panna vegetale a entrambi gli impasti, io ho evitato, per non eccedere coi grassi.

Mettete in una teglia da fornetto 2-3 cucchiai di olio evo e adagiatevi, livellando bene, il primo impasto, quello al timo. Se lo preferite low fat, niente olio, ma foderate una teglia con carta forno bagnata e strizzata. 

Affettate del formaggio vegan filante (io uso violife) e disponetelo sull’impasto in teglia.  

Versatevi sopra l’altro impasto, quello rosa, e livellate bene. Cospargete di nocciole tritate e informate a 180 gradi finché la superficie non sarà ben dorata.

Accompagnate da una bella insalatina primaverile di radicchi. Tiepido o freddo è ugualmente buono.

P.S. È anche glutenfree!

Non stufato alla sangiovannese 

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Certamente i sangiovannesi doc amanti della ciccia non saranno d’accordo, ma noi che non mangiamo carne e amiamo le spezie del Pratesi ci deliziamo così. 

Innanzitutto sappiate che lo stufato alla sangiovannese è un piatto della tradizione locale (San Giovanni Valdarno in provincia di Arezzo) fatto cuocere a lungo, almeno tre ore, con un battuto di cipolla, sedano, carota e soprattutto le spezie del Pratesi, antica drogheria di San Giovanni, la cui ricetta resta segreta. Tradizione vuole che si prepari nel periodo di carnevale, prima di entrare in quaresima, ma spesso lo preparano anche in estate, talmente ne sono ghiotti!

Noi lo facciamo utilizzando il seitan, dimezzando i tempi di cottura, sapendo bene che non dobbiamo abusarne, ma ogni tanto si può 😉

Dosi x 4 persone:

600 gr di seitan al naturale, del tipo sottovuoto o fatto in casa

Cipolla bianca, sedano, carota

Olio evo

brodo vegetale

Sale marino integrale 

Shoyu

Amido di mais

Fare un battuto con le verdure e intanto preparare un brodo vegetale facendo bollire un litro di acqua con cipolla, sedano, una patata, zenzero fresco, pepe e erbette aromatiche e un pizzico di sale marino integrale.

Mettere il battuto in una pentola con olio evo, far appassire un po’, aggiungere 1 cucchiaino di spezie, girare bene per far amalgamare, ed infine il seitan tagliato a pezzetti con le forbici.

Far rosolare il seitan e se si vuole rendere più saporito aggiungere un po’ di shoyu.

Aggiungere lentamente il brodo vegetale bollente e far cuocere per un’oretta. Alla fine addensare con 2 cucchiai di amido di mais disciolti in una tazzina di liquido di cottura. Far riposare un po’.

Servire caldo, non bollente con crostini di pane integrale tostato.

Buon appetito con lo stufato cruelty free ma buonissimo!

Frittelle indiane con salsa jap

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Un bel cavolfiore bio cotto pochi minuti in cestello di bambù e diventato tenero come il burro. A me le verdure piacciono al dente e dunque che farci? Delle meravigliose frittelle!

Ingredienti:

1 cavolfiore piccolo

50 gr farina di ceci 

Acqua

Curcuma

Pepe

Spezie masala mix

Olio evo 

Per la salsa jap:

4 cucchiaini di Tahina

1/2 cucchiaino di purea di umeboshi 

Procedimento:

Preparate una pastella con una parte di farina di ceci e due di acqua, un cucchiaino di curcuma, una macinata di pepe e un pizzico di sale marino. Sbattere bene e far riposare almeno mezz’ora. Nel frattempo schiacciate il cavolfiore con una forchetta e tenete da parte. Unire il cavolfiore schiacciato alla pastella, aggiungere un po’ di masala mix o altre spezie indiane a piacere, regolare di sale.
In una padella versatedue dita di olio evo e quando è caldo adagiatevi dei cucchiai di pastella. Far dorare bene da entrambe le parti, devono avere una bella crosticina croccante, e mettete a sgocciolare su della carta assorbente. 

In una ciotolina mescolare 4 cucchiaini di tahine con mezzo di patè di umeboshi. L’umeboshi renderà il fritto più digeribile.

Servite le frittelle indiane calde con la salsa jap e dell’insalata fresca. Io le ho accompagnate con del succo di mela freddo. 

Quiche silk

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Questa notte è stata produttiva! Oltre i Muffin zucca zenzero e cannella ho impostato anche una quiche agli spinaci e tofu silk! Buonissima! Nessuno crederà sia senza uova o formaggi!

La ricetta della pasta brisèe è quella delle simil panadas che trovate qui.

Per il ripieno ho usato:

1 confezione (250 ml) di tofu silk 

1 confezione (250 ml) di panna di avena

Curcuma

Pepe

Noce moscata

Spinaci lessati

Un pizzico di sale

Per decorare la superficie:

Semi di sesamo o mandorle a scaglie 

Procedimento:
Dopo aver fatto la pasta fatela riposare una mezz’oretta e poi tiratela su una spianatoia. Io l’ho stesa alta 3-5 mm. Foderate uno stampo per crostate, versatevi dentro il composto di spinaci, tofu, panna e spezie e decorate con altra pasta, come più vi piace. Spolverate la superficie con dei semi di sesamo. 

Con l’avanzo io ho fatto delle panadas.

Infornate a 170 gradi per 50-60 minuti.  Squisita! E non dite che è vegana tanto non se ne accorgerà nessuno! 😉