pane antico

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Questo è un pane con autolisi. Mia mamma il pane lo faceva cosi, anche se non ne conosceva il motivo scientifico, e le sue dosi erano tutte a occhio. L’autolisi è un procedimento che si fa mischiando la farina e l’acqua, per circa 30′, in modo grossolano, prima dell’impasto vero e proprio e conferisce al pane che andremmo a fare una mollica morbida e ben alveolata ed una crosta croccante.

La farina integrale assorbe più acqua rispetto ad una farina bianca normale, per cui ho dato al mio pane un’idratazione del 70%. Si presenterà quindi un impasto morbido, ma con le giuste pieghe vedrete non sarà così difficile gestirlo.

Mettiamoci a lavoro con:

700 gr di farina integrale di tipo 2 (oppure 600 tipo 0 Conte Marzotto e 100 senatore cappelli integrale)

490 gr di acqua

120 gr di lievito madre liquido rinfrescato

1 cucchiaino di malto

12 gr di sale

Prepariamo il nostro pane integrale con autolisi: mettiamo nella ciotola della planetaria, tutta la farina e l’acqua, mescoliamo con una forchetta in modo grossolano, copriamo e lasciamo riposare per 30′.

Passato questo tempo, lavoriamo con il gancio, aggiungiamo il lievito madre ed il malto ed impastiamo per circa 5′. Aggiungiamo il sale e continuiamo per altri 5′.

Si può fare anche senza planetaria, bisogna solo far incordare bene l’impasto, che poi impastare con le mani è così piacevole e anti stress!

Ribaltiamo la massa sull’asse infarinata e con il tarocco raccogliamo l’impasto portandolo al centro. lasciamo riposare per 10′ e ripetiamo l’operazione per altre due volte. Mettiamo a lievitare in una ciotola coperta per 6 ore circa.

Quando sarà raddoppiato, rimettiamolo sull’asse infarinata, sgonfiamolo un po’, rifacciamo un giro di pieghe per rinforzare la massa e lasciamo riposare per 20′ circa. Passiamo alla formatura della nostra pagnotta, sul web trovate tanti videotutorial che non possono essere spiegati a parole, oppure seguite semplicemente il vostro istinto, e ricorrete ai ricordi che avete della nonna indaffarata con le mani nella màdia…

Prepariamo un cestino, all’interno mettiamo un canovaccio pulito cosparso di abbondante semola e trasferiamoci il pane con la chiusura rivolta verso l’alto. Facciamo lievitare ancora per circa 2-3 ore.

Accendiamo il forno a 240°C, inseriamo una teglia da forno con un ciotolino in alluminio di acqua, aspettiamo che sia a temperatura e l’acqua sia evaporata, estraiamo la teglia con attenzione e ribaltiamoci il nostro pane integrale con autolisi, con un movimento deciso. Massaggiamo bene la superficie, pratichiamo dei tagli decisi con una lametta ed inforniamo. Dopo 10′, abbassiamo la temperatura del forno a 200°C per altri 45′. Gli ultimi 5′ con fessura.

Lasciamo raffreddare su una griglia, possibilmente inclinato.

Qualcuno meno esperto in panificazione si sarà chiesto cosa è il licoli (lievito madre liquido); vi riporto qui un trafiletto preso da un mio corso di panificazione che lo spiega in modo semplice:

“Che cosa significa licoli?

Il lievito in coltura liquida è il lievito madre ad alta idratazione. Solitamente la pasta madre classica ha un’idratazione del 50%, su 100 gr di farina che si usa per rinfrescare si aggiungono 50 gr di acqua. Il lievito liquido, invece, ha un’idratazione che arriva fino al 130% con rinfresco a base di farina Manitoba (in genere si usa questa perché più forte e sopporta meglio le lunghe lievitazioni,  e scegliamo una bio). 

Quello che accade in una coltura liquida, ma anche in quella solida, è tutta questione di lieviti presenti nell’impasto, i quali innescano il processo. I microrganismi che vivono nella pasta madre, sia liquida che solida, hanno due diversi metabolismi. In presenza di ossigeno (ambiente aerobico), le cellule si moltiplicano. In assenza di ossigeno (ambiente anaerobico) fermentano, scindendo gli zuccheri in anidride carbonica e alcool (se funghi) e anidride carbonica e acido lattico o acetico (se batteri lattici). Nel caso della pasta madre solida, nella prima fase i microrganismi si moltiplicano, fino a consumare tutto l’ossigeno, ed è a questo punto che inizia la fermentazione. Nel caso del licoli la presenza dell’ossigeno è molto più elevata e si avrà pertanto una maggiore moltiplicazione di batteri e funghi, mentre la fase di fermentazione avverrà più lentamente e in maniera più prolungata. Il licoli è pertanto molto attivo, anche se appena tirato fuori dal frigorifero.

E’ un lievito che si presenta cremoso come uno yogurt e schiumoso in superficie, inoltre è un lievito che non ha bisogno di continui rinfreschi, 1 volta al mese è sufficiente.

Il rinfresco è facile e veloce, basterà servirsi di una frusta, meglio se elettrica, e di un vaso di vetro piuttosto stretto.

La lievitazione è facilitata per l’elevata presenza di ossigeno nel nostro lievito. I lievitati sono soffici e leggeri.

Anche i tempi del rinfresco si riducono notevolmente, saranno sufficienti solo 5 minuti, più il tempo di lievitazione successivo. Il mio licoli è rinfrescato con farina manitoba bio del Molino Cicogni, al 100% di idratazione.”

Buon pane antico a tutti!

Fresh cream yogurt

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Una crema spalmabile leggermente acidula che ben si presta per appetizer e stupire i vostri ospiti data la somiglianza con il formaggio quark. Avevo già provato a fare questo esperimento cinque anni fa ma ne rimasi alquanto delusa e non ci provai più. In questi giorni l’ho visto proporre in molti gruppi di ricette vegan e allora ci ho riprovato anche io! Il risultato è ottimo, adatto alle vostre tartine, l’effetto che otterrete decorando con la sac a poche sarà veramente carino, certamente meglio del mio!😜

Ingredienti:

1 barattolo grande di yogurt di soia non dolcificato né aromatizzato (500 ml)

1 garza del tipo “cencio di nonna”

1 cucchiaio di succo di limone

1 pizzico di sale

1 cucchiaio di sciroppo di agave o di acero

1 cucchiaio di pepe verde in salamoia sgocciolato

1 cucchiaino di pimenton de la vera (peperone affumicato in polvere)

1/2 cucchiaino di aglio in polvere

1 cucchiaio olio evo

Mettere la garza in un colino e versarvi lo yogurt all’interno. Chiudere bene i lembi del panno sopra lo yogurt e lasciare filtrare per una notte. Al mattino prendete il vostro yogurt compatto rimasto nella garza, mettetelo in una ciotola a e aggiungete gli ingredienti sopra indicati, oppure altri di vostro gradimento come cipolla secca, erba cipollina, spezie, erbe aromatiche… fondamentali sono il limone e lo sciroppo di agave/ acero.

Amalgamate bene e riporre in frigor per qualche ora. Guarnite le vostre tartine e servite. Io ho aggiunto un ciuffo di germogli di alfa alfa e ho accompagnato con delle carotine baby crude di tre colori.

Servite con un bello Spritz, con un vino bianco fermo, o semplicemente con un aperitivo analcolico. Il sapore della vostra cream fresh sarà acidulo, trovate voi il giusto abbinamento. Happy hour!🍹

P.S. Perdonate i piatti, le ciotoline, il panorama…reclusa qui ai tempi del coronavirus non ho di meglio…

Focaccia dei ricordi

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A mia mamma piaceva tanto fare la pizza in teglia, alta e soffice dentro, ma croccante sotto e mi ricordo che aspettavo la domenica sera come si aspetta Natale! Mia mamma era brava a fare tutto con le mani, dall’uncinetto al ricamo, il lavoro a maglia, le tagliatelle fatte in casa…tutto era frutto della sua esperienza, glielo aveva insegnato sua nonna Chiara e lei era diventata un’ottima cuoca e vera donna di casa.

Io non ho ereditato tutta la sua pazienza, l’uncinetto e il ricamo dopo un po’ mi annoiano, lei invece entrava in meditazione e poteva durare ore e ore, anche negli ultimi anni, quando la vista si era molto abbassata. E insomma, la pizza in teglia era la sua passione, e le abbiamo sempre dato grande soddisfazione in casa! Questa è la ricetta a memoria della focaccia pugliese; lei ovviamente faceva tutto a occhio, io da precisina del cavolo ho provato a dosarla. Il risultato mi ha soddisfatto e quindi a voi:

500 gr di farina (io ho usato 250 gr di integrale e 250 gr di semola rimacinata integrale varietà TUMMINA)

2 gr di lievito di birra secco

300 ml di acqua

1 cucchiaino di sale fino

2 patate lesse (circa 150 gr cotte e sbucciate)

1 cucchiaio di olio evo più qualche goccia per ungersi le mani durante le pieghe

In una ciotola schiacciate le patate con una forchetta e aggiungete la farina. Sciogliete il lievito secco in un po’ di acqua tiepida e versatelo sulla farina aggiungendo l’acqua a t.a. lentamente, rimestando con un cucchiaio di legno. Fare inglobare tutta l’acqua alla farina. Aggiungete il sale e il cucchiaio di olio.

Coprite l’impasto con un canovaccio e fate riposare 10-15 min.

Riprendete l’impasto e fate un giro di pieghe in ciotola ungendevi le mani con l’olio. Le pieghe servono a rinforzare l’impasto. Coprite e lasciate riposare altri 15 min.

Fate un altro giro di pieghe in ciotola e se siete davvero sperimentatori versate l’impasto su di un piano infarinato e fate un giro di pieghe a portafoglio. Date una forma rotondeggiante all’impasto accarezzandolo e rimettetelo nella ciotola. Coprite con pellicola e mettete in frigorifero 12 ore. State tranquilli che il vostro impasto, tenuto a bassa temperatura, rallenterà la lievitazione, ma la farà ugualmente, secondo un processo che si chiama maturazione.

Tirate fuori l’impasto dal frigorifero e lasciatelo a t.a. almeno 30 min. Cospargete di semola una teglia di ferro, va bene anche di quelle antiaderenti, e versatevi sopra il vostro impasto. Delicatamente, stendetelo dal centro verso gli angoli senza strappare l’impasto, con pazienza, assecondandolo se sembra non voler seguite le vostre dita, vedrete che pian piano lo convincerete. Non premete troppo, la farina sotto non deve spostarsi altrimenti la focaccia si attaccherà.

A questo punto se il vostro sogno è quello di condirla con pomodorini, preparateli in una ciotola tagliandoli in due e condendoli con olio evo, sale e origano. Girateli un po’ in ciotola e uno ad uno adagiateli delicatamente sulla focaccia. Io ho aggiunto anche olive e capperi dissalati.

Coprite la teglia fasciandoli con pellicola e riponete al calduccio 3-4 ore, finché l’impasto non sarà raddoppiato inglobando parzialmente i pomodorini.

Condite con un giro d’olio evo o con il sugo rimasto dall’aver condito i pomodorini, e infornate a forno ben caldo che avrete preriscaldato a 250 gradi.

Inserite la teglia sul fondo del forno, abbassate a 220 gradi e fare cuocere 10 min, in modo che diventi croccante sotto, poi spostate la teglia in alto e fate dorare altri 10 min circa.

Una volta dorata sarà pronta, fate solo raffreddare un po’.

Tenete conto che più la teglia sarà piccola e più verrà alta. La mia teglia era 40×40 cm e la focaccia è venuta alta circa 1,5-2 cm.

Le patate fanno sì che si mantenga morbida per giorni, se vi resta!

Se siete intolleranti a ldb e volete una ricetta con lievito madre, e senza patate, cliccate qui, leggera come una piuma:

https://backtomyraw.wordpress.com/2014/10/17/pizza-ama-con-mozzavella-al-pepe-rosa/

Focaccia appena stesa, prima della seconda lievitazione

Focaccia dopo la seconda lievitazione

Focaccia pronta!

P.S. Prima di infornarla ho aggiunto una spolverata di maggiorana che amo tantissimo.

Alla prossima, e fatemi sapere come vi è venuta! 😉

Babà Rustico napoletano

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La ricetta mi è stata passata dal mio amico Giuseppe, che avendo una meravigliosa moglie napoletana, durante il primo corso di shiatsu soleva deliziarci con questo rustico completamente veganizzato. Lui lo fa con pomodori secchi, capperi, sott’olii vari e olive, ma io avendo ricevuto per il mio corso di cucina vegetale i saporiti salumi vegani di Vegan Delicious e il gondino formaggioso di Pangea food, più li guardavo e più pensavo al rustico… così eccovi la ricetta di Giuseppe modificata per l’occasione!

INGREDIENTI:

• 500 g farina 0 bio (- quella usata per fare il lievitino)

• 70 ml olio di semi di girasole deodorato

• 2 cucchiai di amido di mais

• 2 cucchiaini di lievito di birra del tipo in granuli essiccato disciolti in 1/2 bicchiere di latte di soia tiepido (uso quello coop che e senza zucchero e a basso contenuto di sodio) + 1 cucchiaino di malto d’orzo

• 350 ml di latte di soia (- quello usato per fare il lievitino)

1 cucchiaino di curcuma

• 20 gr sale integrale macinato

• Pepe (poco)

PER IL RIPIENO:

• Olive verdi (le mie erano bio e le aveva fatte mamma in salamoia)

Salumi veg (io ho usato il nogluty al pistacchio di Vegandelicious)

Formaggi veg (usato gondino al pepe di Pangea Food e un tipo di formaggio di quelli che fondono)
PROCEDIMENTO:

Preparare un lievitino con il lievito disciolto in acqua e malto e un po’ di farina 0. Fare una pallina e mettere a lievitare al calduccio, anche al sole se è una bella giornata come quella di oggi, per una mezz’oretta. Quando il lievitino sarà raddoppiato e toccandolo con un dito lo vedrete bello aerato, mettetelo nell’impastatrice insieme alla farina, la curcuma, il pepe, l’olio e metà dose di latte. Iniziate a impastare e aggiungete lentamente il latte rimasto impastando per dieci minuti buoni. Quando l’impasto inizierà a incordare aggiungete il sale e portatelo a incordatura perfetta, tale da risultare elastico quando viene allungato. A questo punto si possono aggiungere i cubetti di salume e di formaggio veg, mescolando a mano con un mestolo per non far spezzare i salumi, il Gondino grattugiato, e le olive a pezzetti private del nocciolo.

Versate l’impasto in una teglia da ciambellone oleata ed infarinata dandogli con le mani la forma a ciambella perché l’impasto sarà compatto e non appiccicoso. Far lievitare al calduccio sino al raddoppio. Spennellare la superficie con latte di soia e infornare a 180° C a forno ben caldo per circa 30 minuti.

Una volta dorato è pronto, estrarre dal forno e spennellare ancora con il latte di soia così si manterrà morbido.

P.S. Potete aggiungere erbe aromatiche o altri ingredienti nel ripieno, il rustico è sempre buono bello ricco!

Frittatine di amaranto alle erbe aromatiche 

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L’amaranto, cereale proteico, digeribile e gluten free. A qualcuno non piace il suo sapore terroso e quello scrocchiare sotto i denti, ma usato come ripieno per le zucchine avrete un piatto unico e completo, oppure potete preparare delle frittatine da cuocere in forno, una squisitezza che anche i bimbi apprezzeranno.

Ingredienti x circa 18 frittatine:
3/4 di tazza di amaranto

2 cucchiai di farina di ceci

2 zucchine fresche tagliate a pezzettini

Sale integrale 

Pepe macinato al momento

Nepitella

Santoreggia 

Origano 

o altre erbette a piacere 

Olio evo

Pan grattato o farina di mais
Sciacquare bene il cereale in un colino a maglie fitte e mettere a cuocere in un pentolino con acqua in proporzioni 1:3 e un pizzico di sale grezzo marino senza rimestare mai.

Intanto ungete una teglia da fornetto con olio evo e cospargerla di pangrattato o farina di mais e tagliate le zucchine a dadini piccoli e sottili. Se lo volete più light niente olio ma carta da forno bagnata e strizzata, però verranno meno saporite.

Quando tutta l’acqua si sarà assorbita, l’amaranto sarà cotto.

Fatelo raffreddare che tenderà a rapprendersi e versatelo in una ciotola dove aggiungerete 2 cucchiai di farina di ceci, le zucchine e le erbette aromatiche. La consistenza dovrà essere morbida-liquida, da essere sporzionato a cucchiaiate. Aggiungete all’impasto anche 1 cucchiaio di olio evo. Aggiustate di sale e pepe.

Con un cucchiaio versate il composto nella teglia a formare piccole frittatine. Può darsi che in cottura si uniranno, ma non preoccupatevi.
Cuocete nel fornetto preriscaldato a 175 gradi per circa 15-20 minuti. Saranno pronte quando avranno formato una crosticina dorata e croccante intorno ciascuna frittatine. Per cuocerne 18 ho fatto due infornate.

Mangiatele calde accompagnate da insalatina fresca di campo.

E..fatemi sapere se avete cambiato idea sull’amaranto! 😉

Frittelle indiane con salsa jap

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Un bel cavolfiore bio cotto pochi minuti in cestello di bambù e diventato tenero come il burro. A me le verdure piacciono al dente e dunque che farci? Delle meravigliose frittelle!

Ingredienti:

1 cavolfiore piccolo

50 gr farina di ceci 

Acqua

Curcuma

Pepe

Spezie masala mix

Olio evo 

Per la salsa jap:

4 cucchiaini di Tahina

1/2 cucchiaino di purea di umeboshi 

Procedimento:

Preparate una pastella con una parte di farina di ceci e due di acqua, un cucchiaino di curcuma, una macinata di pepe e un pizzico di sale marino. Sbattere bene e far riposare almeno mezz’ora. Nel frattempo schiacciate il cavolfiore con una forchetta e tenete da parte. Unire il cavolfiore schiacciato alla pastella, aggiungere un po’ di masala mix o altre spezie indiane a piacere, regolare di sale.
In una padella versatedue dita di olio evo e quando è caldo adagiatevi dei cucchiai di pastella. Far dorare bene da entrambe le parti, devono avere una bella crosticina croccante, e mettete a sgocciolare su della carta assorbente. 

In una ciotolina mescolare 4 cucchiaini di tahine con mezzo di patè di umeboshi. L’umeboshi renderà il fritto più digeribile.

Servite le frittelle indiane calde con la salsa jap e dell’insalata fresca. Io le ho accompagnate con del succo di mela freddo. 

Quiche silk

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Questa notte è stata produttiva! Oltre i Muffin zucca zenzero e cannella ho impostato anche una quiche agli spinaci e tofu silk! Buonissima! Nessuno crederà sia senza uova o formaggi!

La ricetta della pasta brisèe è quella delle simil panadas che trovate qui.

Per il ripieno ho usato:

1 confezione (250 ml) di tofu silk 

1 confezione (250 ml) di panna di avena

Curcuma

Pepe

Noce moscata

Spinaci lessati

Un pizzico di sale

Per decorare la superficie:

Semi di sesamo o mandorle a scaglie 

Procedimento:
Dopo aver fatto la pasta fatela riposare una mezz’oretta e poi tiratela su una spianatoia. Io l’ho stesa alta 3-5 mm. Foderate uno stampo per crostate, versatevi dentro il composto di spinaci, tofu, panna e spezie e decorate con altra pasta, come più vi piace. Spolverate la superficie con dei semi di sesamo. 

Con l’avanzo io ho fatto delle panadas.

Infornate a 170 gradi per 50-60 minuti.  Squisita! E non dite che è vegana tanto non se ne accorgerà nessuno! 😉

  

Simil panadas al tofu, verdure e béchamel 

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Girando per il web si incontrano tante belle ricette e questa tipica sarda è una delle tante che mi ha ispirato.

Le panadas sono delle tortine salate che fanno parte della tradizione sarda e sono in genere ripiene di carne, noi ovviamente le veganizziamo riempiendole di verdure. Il mio è solo uno spunto, poi sbizzarritevi voi!

Ingredienti per 6 tortine:

Per la sfoglia:

300 gr di farina (150 di semola rimacinata di grano duro e 150 integrale o del tipo che preferite)

105 ml di olio evo

1 pizzico di sale dell’Himalaya 

Acqua calda q.b. 

Per il ripieno:

100 gr di tofu

Acqua

olio evo

2 patate piccole

Cavolfiore romano

Timo

Semi vari (zucca, girasole, papavero..)

200 ml Latte di avena 

1 cucchiaio di amido di mais

Noce moscata

Mescolate innanzitutto farina e olio  e il pizzico di sale e poi aggiungete lentamente acqua, continuando a impastare fino ad ottenere un panetto morbido e non appiccicoso che metterete a riposare al fresco, o in frigor, avvolto nella pellicola.
Nel frattempo lavate il cavolfiore, tagliatelo secondo le cimette che ha e cuocetelo al vapore. In una padella mettete acqua e olio e aggiungete le patate tagliate a pezzettini con un pizzico generoso di timo, niente sale, non servirà. Quando la patata sarà intenerita, aggiungete le cimette e fate insaporire il tutto. Devono rimanere al dente. Io ho usato le patate rosse bio di Cetìca recentemente acquistate in Toscana.

Preparare la salsa béchamel con latte di avena, olio evo e 1 cucchiai di amido di mais. La ricetta dettagliata la trovate qui. Quando sarà addensata, togliete dal fuoco e fatevi una bella grattugiata di noce moscata. Lasciate intiepidire.

Preparate il tofu saltandolo in padella con olio evo, acqua e shoyu, la ricetta qui.

Ungete con olio evo dei pirottini di alluminio e spolverateli con della farina di mais o di grano duro.

Prendete la vostra sfoglia e tiratela sull’asse, non vi servirà farina, non attaccherà al ripiano, dello spessore di 3-5 mm, io personalmente la preferisco sottile. Tagliate dei tondi di pasta più grandi del vostro pirottino e inseriteli all’interno, foderandolo. Disponete dei pezzettini di tofu sul fondo, una cimetta di cavolo e le patate. Riempite i vuoti con la besciamella. 

A questo punto potete spolverate la superficie con semi di vostro gradimento oppure coprirla con un disco di pasta. La prossima volta mi cimenterò nella chiusura tipica delle panadas, fatta a cordoncino che è veramente carina ☺️

Infornate a 170 gradi per 30 min o comunque finché la superficie non è color terra di Siena.

Servite calde e buon appetito! La panada si può fare anche grande e può essere un ottimo piatto pasquale 😉

P.S. Un grazie a Giuli e Ale per l’ispirazione 😍

Fiori d’ottobre ripieni raw

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Ottobre a Lagonegro è il mio mese preferito perché il clima è caldo e secco e ti sembra di stare in un posto dell’Africa anziché in montagna.
Con questo caldo sono fiorite le rose davanti al mio laboratorio, e anche i fiori di zucca nell’orto di un’amica, che davanti alla mia meraviglia me ne ha fatto dono.
Ho deciso di mangiarli così, puliti appena esternamente, lasciando intatto il cuore all’interno, ma farciti di ricotta vegetale.
Una ricetta raw, semplice, veloce, sana e ricca anche di vitamina B12.
Buon autunno estivo a tutti! Godiamocelo ancora un po’ 😉

Polpette ispirate

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Ricetta per tutti gli amanti delle polpette e del riciclo!
P.S. Gaia, so già che amerai molto questa nuova ricetta di polpette al forno 😉
La mia trae ispirazione da quella degli amici di Povero Vegano ed è il modo migliore per riciclare l’okara di soia che vi è avanzato dal vostro latte di soia home made, e i residui dei vostri succhi di verdure.
Sono polpette proteiche, in quanto contengono le proteine della soia, e sono economiche perché permettono di riciclare avanzi che altrimenti butteremmo!

Ingredienti:
100 gr di okara di soia
Residui di “centrifugato” di verdure misto (carota, sedano, spinaci, bieta..) q.b.
1 patata lessa
Menta
Timo
Basilico
Zenzero grattugiato
Buccia di limone grattugiata
3-4 cucchiai di farina di ceci
Pepe
Spezie
Sale dell’ Himalaya
Curcuma q.b.
Olio evo

Salsa da pucciare:
Shoyu
Acqua
Zenzero grattugiato

Ho messo “centrifugato”, tra virgolette, perché io ho un estrattore di succo, non una centrifuga, da cui estraggo le mie bevande vegetali. La differenza rispetto alla centrifuga è che lavora ad un numero di giri molto basso (dai 60 agli 80 al minuto) in questo modo gli enzimi e le vitamine, che sono termolabili, non si bruciano e la vostra bevanda può trasmettervi tutti i benefici della verdura fresca intatta.

Mescolate insieme tutti gli ingredienti, esclusi quelli della salsa che preparerete mentre le polpette sono in forno, aggiungendo i residui di verdure nella quantità che desiderate, un patata bollita e schiacciata per legare meglio il tutto, spezie di vostro gradimento, un po’ di curcuma per dare un bel colore giallo ocra alla polpetta, menta e basilico freschi spezzettati a mano, e farina di ceci nella quantità giusta a rendere modellabile l’impasto.

Formate delle piccole palline e disponetele su una teglia precedentemente ricoperta di carta forno. Versate un filo d’olio sulle polpette e infornate a 200 gradi per 20-30 min, ricordandovi di girarle a metà cottura.

Servitele tiepide con il vostro puccino di shoyu, acqua e zenzero in cui le tufferete prima di mangiarle, oppure accompagnatele con della mayovegan.
Il loro sapore sarà molto delicato e il puccino gli conferirà una sapore più deciso, oltre a renderle ancora più digeribili!

Polpettine d’avena

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Finalmente è arrivata l’estate! E mentre andiamo in giro per sagre e rievocazioni medievali, una ricetta che sarà apprezzatissima dai golosi di polpette, ma attenzione alla reazione dei vegani! Quando le metterete a tavola, e le assaggeranno, penseranno tutti che sono di carne! 😉

Ingredienti per circa 20 polpettine

100 gr di fiocchi di avena
Cipolla
Shoyu
Acqua
Olio evo
Farina di mais fioretto o altra farina q.b.

Affettate sottilmente mezza cipolla e mettetela ad appassire in un tegame con acqua, olio e salsa di soia, versate in parti uguali. Quando la cipolla è cotta e insaporita, versare il contenuto del tegame in una scodella, in cui si avrete messo circa 100 gr di fiocchi di avena, e attendere che i fiocchi rigonfino. Se il liquido di cottura era poco, aggiungete un po’ di acqua tiepida mista a salsa di soia.
Impastate con le mani amalgamando il tutto; se appiccicoso aggiungete un po’ di farina di mais (quella fioretto, macinata sottile è perfetta) o altra farina di vostro gradimento (di ceci, integrale.. ) fino ad ottenere un impasto elastico ma non appiccicoso. Create delle polpettine compatte e friggete in abbondante e bollente olio di semi di girasole. Una volta tolte dall’olio mettetele a scolare su carta assorbente.
Servitele con una bella insalata verde e fresca, condita con succo di limone e alghe essiccate.
Prima di mangiarle tuffatele in un ciotolino in cui avrete mescolato acqua, un goccio di salsa di soia e zenzero fresco grattugiato: servirà a rendere il fritto digeribilissimo.
Buone eh? 🙂20140731-204425-74665301.jpg

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